Il monitoraggio del secondo quadrimestre 2026 a cura del Centro Studi del CNI sull’andamento del mercato dei servizi di ingegneria e architettura rileva che se da una parte torna a crescere dall’altra lo fa continuando ad emarginare i liberi professionisti a vantaggio delle grosse società strutturate.
I dati, sia per numero di gare aggiudicate, che con maggiore evidenza in termini di importi, segnalano che la richiesta pubblica, pur avendo “trascurato”, nello stesso periodo messo a confronto, la presunta scorciatoia dell’appalto integrato ha previlegiato il ricorso all’accordo quadro. Si tratta di affidamenti per i quali la soglia di ingresso è resa sensibilmente alta per effetto dell’accorpamento di servizi che, seppur riferibili ad una medesima tipologia di lavori, non raramente riguardano una pluralità di siti, anche senza alcuna omogeneità geografica tra loro.
In genere ci si preoccupa che l’importo di un affidamento non venga determinato artatamente al ribasso; in questo caso forse anche l’innalzamento potrebbe essere oggetto di un legittimo sospetto. Se da una parte i liberi professionisti sono consapevoli della necessità di organizzare i propri studi in maniera sempre più efficiente e competitiva dall’altra è tutta da dimostrare l’efficacia del ricorso ad un sistema che spesso accorpa servizi da eseguire in giro per la penisola, tra l’altro a partire da un incerto livello di progettazione e per i quali la soglia del semplice ingresso alla partecipazione prevede importi fideiussori anche di centinaia di migliaia di euro.
Al di là di qualsiasi retorico richiamo all’importanza della libera professione, appare sempre più evidente il disegno di privilegiare un modello che va ben oltre la legittima richiesta di avere interlocutori professionali capaci, efficienti e ben organizzati. Inoltre, spesso i “numeri” che consentono la partecipazione alle gare non corrispondono a reali
capacità organizzative e non è raro il ricorso ai sub affidamenti a quei liberi professionisti che non sono stati “capaci” di partecipare alla gara ma che poi, guarda un po’, lo sono per eseguire effettivamente il lavoro. Ci chiediamo quali siano i reali sistemi attraverso i quali la Pubblica Amministrazione si assicura che l’affidatario di un Accordo Quadro sia in grado di garantire la qualità della progettazione e quale a sua volta il controllo che è capace di esercitare su un siffatto servizio.
Lo stesso rapporto rileva che il ribasso massimo previsto per gli affidamenti di importo superiore a €. 140.000 (il 35%), di fatto, emerge dalla rilevazione, è quello medio praticato, pari al 33,9%. Si rileva la fondatezza di tutte le perplessità mai sottaciute da INARSIND circa l’applicazione del c.d. “Equo Compenso” come previsto dal codice degli appalti e la necessità di tornare ad insistere per una sua reale applicazione, senza trascurare l’ulteriore urgenza di porre finalmente mano all’aggiornamento dei parametri previsti dal DM 17 giugno 2016.