Sezione di Bari, Nazionale

ACCESSO AGLI ATTI A BARI, INARSIND PUGLIA AL COMUNE: «LA DELIBERA È SOLO UN MEZZO PASSO. NON BASTA, SERVONO TEMPI CERTI E UN TAVOLO TECNICO»

Giudica un mezzo passo, insufficiente, la delibera di Giunta n. 569 dell’8 settembre 2026, con cui il Comune di Bari punta a smaltire l’arretrato delle istanze di accesso agli atti e chiede numeri, date e un luogo di confronto. È la posizione di Inarsind Puglia, sezione regionale del sindacato nazionale degli architetti e ingegneri liberi professionisti, aderente a Confprofessioni, che il 13 ottobre ha inviato una nuova nota al Comune sui ritardi nell’accesso agli atti urbanistico-edilizi, finora rimasta senza risposta. L’accesso agli atti è lo strumento con cui i tecnici consultano progetti e titoli edilizi conservati negli archivi comunali, spesso indispensabili per una compravendita o un intervento edilizio.

I numeri

I dati forniti dallo stesso Comune ad Inarsind nella nota del 23 giugno parlano chiaro: a Bari arrivano circa 3.000 istanze di accesso l’anno, cioè circa 250 al mese, a fronte di una capacità di evasione di circa 180 al mese. Il divario è di circa 70 istanze mensili: un arretrato che cresce di circa 840 pratiche l’anno, con una tendenza in aumento per effetto del cosiddetto decreto “salva casa”. Nella pratica oggi per un accesso agli atti si attendono anche più di quattro mesi, a fronte dei trenta giorni previsti dalla legge.

La delibera

Il 15 settembre la Ripartizione Governo e Sviluppo Strategico del Territorio ha comunicato l’adozione, l’8 settembre, della deliberazione di Giunta n. 569/2026, propedeutica all’avvio del progetto di produttività “Accesso agli Atti Pratiche Urbanistiche 2026”, che consentirà di impiegare ulteriore personale della Ripartizione per smaltire l’arretrato; nella stessa nota il Comune ha precisato di essere da sempre impegnato a garantire un canale prioritario per le istanze di comprovata urgenza. Né la nota né, per quanto è dato sapere, la delibera indicano però tempi, risorse e obiettivi di risultato.

Le richieste di Inarsind

Nella risposta al Comune del 13 ottobre il sindacato chiede: un cronoprogramma con la data prevista per il ritorno al termine di legge di trenta giorni; criteri predefiniti e pubblici per le istanze urgenti, il numero di quelle trattate e i tempi di evasione di entrambi i canali (senza regole certe, il canale prioritario rischia di sottrarre risorse alle pratiche ordinarie e di allungarne ancora i tempi); la convocazione del tavolo tecnico istituzionale con Comune, Ordini degli Ingegneri e degli Architetti della Provincia di Bari e rappresentanze sindacali, proposta ad aprile, ribadita a luglio e rimasta senza risposta anche nella nota di settembre; il ripristino della riproduzione degli elaborati anche oltre l’A3 (planimetrie, prospetti, sezioni, tavole strutturali) e il rilascio di copie, anche conformi, che secondo gli iscritti l’ufficio non è oggi in grado di fornire: per la riproduzione, la soluzione indicata è un servizio esterno di copisteria a spese del richiedente, a costo zero per l’amministrazione e già in uso fino al trasferimento degli uffici; l’individuazione e la pubblicizzazione del titolare del potere sostitutivo.

«La delibera conferma che le criticità che segnaliamo da mesi erano fondate, ma è solo un mezzo passo, non basta!», dichiara Francesco Misceo, presidente di Inarsind Puglia e consigliere nazionale Inarsind. «Una nota che non dice quando l’arretrato sarà smaltito, con quali risorse e con quali risultati non basta a chi aspetta un atto per chiudere una compravendita o avviare un intervento. Non chiediamo favori: tempi di risposta, copie degli atti e potere sostitutivo sono previsti dalla legge. Chiediamo tempi certi, regole chiare per le urgenze e un tavolo dove verificare insieme i risultati, nell’interesse dei professionisti e dei cittadini.»

Il sindacato ha fissato in trenta giorni il termine per un riscontro, che scade a metà novembre. In mancanza, si riserva di sostenere gli iscritti nell’attivazione del potere sostitutivo per le istanze oltre il termine di legge e di promuovere con gli Ordini un’iniziativa congiunta.

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