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TERREMOTO : CUI PRODEST?

Nei giorni immediatamente successivi al terremoto che distrusse L’Aquila, la notte tra il 5 ed il 6 Aprile 2009 un imprenditore “senza scrupoli” – così definito dal Tribunale di Palermo – in un contatto telefonico registrato con un altro imprenditore diceva  “… minchia ci dobbiamo andare, secondo me per dieci anni, per i prossimi dieci anni di lavoro solo là saranno per l’Italia, per l’edilizia… minchia quante macerie… cumuli di macerie” e rideva assieme al suo interlocutore. E ancora, in altra occasione: Perché onestamente qualcosa la vorrei intrapre… perché c’è tutto da fare… organizziamo uno studio tecnico privato… mettiamo quattro baracche di legno in qualunque modo organizziamo… compriamo un pezzo di terreno”

 

In una serata televisiva successiva al sisma che ha colpito il Centro-Italia, nello scorso mese di Agosto, Bruno Vespa e il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, in diretta su Raiuno, parlano della spinta economica data all’Italia dai terremoti. Bruno Vespa afferma: «Il Friuli era povero e con il terremoto è diventato ricco». E ancora: «Questa sarebbe una bella botta di ripresa per l’economia, perché pensi l’edilizia che cosa non potrebbe fare». Delrio ribatte: «Adesso L’Aquila è il più grande cantiere d’Europa e anche l’Emilia è un grandissimo cantiere in crescita, farà pil»; Vespa: «Darà lavoro ad un sacco di gente»

 

L’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa INVITALIA S.p.A., di proprietà del Ministero dell’Economia, gestisce i contributi per le imprese dell’Emilia Romagna colpite dal terremoto del 2012. Una convenzione con la Regione, rinnovata fino a Dicembre 2017, le assegna le attività di assistenza tecnica e le attribuisce il ruolo di Responsabile del procedimento amministrativo nella fase di erogazione dei contributi “per  un corrispettivo massimo pari a € 43.481.040,00 IVA inclusa” (Ordinanza n. 40 del 18 Luglio 2016  del Commissario Delegato Presidente della Giunta Regione Emilia-Romagna).

 

Recentemente, a margine di una riunione del Consiglio di Inarsind Ferrara, ci siamo vicendevolmente posti la solita domanda : “Come va con il lavoro?” e la risposta unanime è stata :” Stiamo producendo pratiche e progetti conseguenti al sisma 2012. Senza il terremoto saremmo pressochè a zero”.

 

Fatte le debite distinzioni fra le ciniche risate di quei sedicenti imprenditori, le inopportune “uscite” di Vespa e Delrio, mentre ancora si scavava tra le macerie alla ricerca di eventuali sopravvissuti e dei poveri corpi sepolti, e le lecite attività derivanti dai tragici eventi, la risposta alla domanda ” a chi giova?” potrebbe apparire una ed una sola: all’economia, all’occupazione, alla creazione di attività produttive e quindi di ricchezza.

E’ innegabile che i dati oggettivi lo confermino. Ma le domande da porsi sono decisamente diverse e di opposto contenuto:

I finanziamenti pubblici impiegati nei decenni passati per intervenire “dopo” –  e non solo dopo i terremoti, ma dopo i dissesti idrogeologici in genere – avrebbero potuto essere utilizzati per avviare piani di prevenzione (con priorità per gli edifici pubblici)?

Avremmo comunque alimentato l’economia del nostro Paese con un processo virtuoso e  soprattutto avremmo potuto evitare tante stragi di vite innocenti e tante indicibili sofferenze?

            Le risposte sono ovvie: certo che sì. Perchè allora siamo ancora in queste condizioni di totale passività, di soccombenza inerte agli eventi ed al destino cinico e baro?

Non vi è dubbio che una enorme responsabilità sia in capo a tutti i livelli Istituzionali del nostro Paese: la miopia di buona parte della nostra classe dirigente è sotto gli occhi di tutti. Fare opere di prevenzione – manutenzione ordinaria e straordinaria – non è mai stata purtroppo una priorità. E poi, diciamo una scomoda verità: volete confrontare il taglio di un bel nastro tricolore per una nuova scuola,  nuove palazzine abitative, un nuovo ufficio postale e così via?

Il “ritorno” elettorale è molto, ma molto più appetibile. Non voglio pensare che ci sia un vero e proprio calcolo politico, ma certamente colpevole trascuratezza, superficialità, vista corta, abitudini consolidate, a volte incompetenza ed infine anche, va detto, complicazioni procedurali-burocratiche.

La nostra dirigenza non può essere assolta e tuttavia va anche detto che essa è lo specchio nel quale si riflette chi la sceglie. Non è che i cittadini possano chiamarsi fuori.

Dov’è allora la soluzione? Insisto da sempre sulla Partecipazione. Dobbiamo essere vigili, presenti, informati ( questa forse è la parte più difficile, preso purtroppo atto del livello, in generale, dei nostri mass media ), dobbiamo controllare e premiare i comportamenti positivi e punire le furbizie o le mistificazioni.

Ora, dopo i tragici eventi in Centro Italia dello scorso Agosto abbiamo assistito, sulla stampa ed in televisione, ad una messe di dichiarazioni, da parte di tecnici e di politici, a volte ai limiti dello sproloquio. Adeguamento sismico, no! miglioramento sismico; servono 100 mld di Euro, no! ne servono 300; no alle new towns, ricostruiremo esattamente i paesi come erano; tra sei mesi tutti in casa; e via dicendo. Ecco, non c’è pudore, è una corsa a chi la spara più grossa.

E dunque ritorno alla Partecipazione: ricordiamoci di cosa abbiamo visto e sentito e se le promesse rimarranno tali non dimentichiamole e chiediamone conto, senza attendere la prossima tragedia (che inevitabilmente ci sarà) per sentirci riproporre le stesse litanie, vedere le stesse facce contrite e continuare…a scavare tra le macerie, il fango ed i morti.

Ho posto provocatoriamente proprio nel titolo una domanda: TERREMOTO: CUI PRODEST? Vorrei che potessimo rispondere, convinti di dire il vero: a nessuno. Temo tuttavia che non sia la risposta esatta.

Non credo che questa breve nota aggiunga qualcosa di nuovo al dialogo tra Colleghi; i temi sopra trattati sono spesso oggetto delle nostre conversazioni  e dei nostri “sfoghi” emotivi. Un obiettivo però c’è: quello di sollecitare tutti noi ad evitare, per quanto possibile, di delegare acriticamente ad altri le nostre facoltà di decisione, a vigilare sull’operato della nostra classe dirigente e comunque ad affidare i nostri progetti per il futuro a persone credibili.

 

Febbraio 2017                                                                     Il Segretario Inarsind Ferrara
Francesco Basso

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