Sezione di Nazionale

La posizione di Inarsind sulla nuova legge sugli appalti pubblici

Con l’approvazione della Delega al Governo S.1678-A del 18 giugno 2015 il Senato ha consegnato alla Camera 56 criteri cui uniformare la nuova legge sugli appalti che si prevede possa entrare in vigore entro la fine dell’anno.

Tali criteri saranno esaminati, eventualmente integrati ed emendati ed infine approvati e trasmessi al Governo, che procederà alla scrittura dell’articolato di legge.

Il Sindacato Inarsind ha seguito con grande interesse e partecipazione l’eccellente lavoro del Senato ed è dell’avviso che si stia mettendo in atto un concreto tentativo di cambiare sostanzialmente le regole; anche al fine di esercitare un efficace contrasto alla corruzione ed al malaffare che le vigenti norme hanno contribuito a far proliferare.

Le modifiche che interessano gli iscritti al nostro sindacato, notoriamente titolari di piccoli e medi studi professionali, sono molteplici e tutte apprezzabili:

–   Intervenire sul numero delle stazioni appaltanti, portandole dalle attuali 36 mila a sole 200, con criteri di qualificazione sulla base dell’effettiva capacità tecnica e organizzativa, al fine di ottenere qualità, efficienza e  professionalità; con l’auspicio che il ridotto numero di stazioni appaltanti sia comunque tale da garantire la corretta e sollecita gestione di tutti gli appalti.

–   Utilizzare, per l’aggiudicazione degli appalti pubblici, il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa;

–   Creare, presso l’ANAC, un albo nazionale obbligatorio dei componenti delle commissioni giudicatrici di appalti pubblici, prevedendo per l’iscrizione specifici requisiti di moralità, competenza e professionalità;

–   Assegnare i componenti alle commissioni giudicatrici mediante pubblico sorteggio da una lista di candidati indicati dall’ANAC alle stazioni appaltanti nel rispetto del principio di rotazione;

–   Regolare, nel caso di appalti di valore inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, i casi e le soglie di importo entro le quali è consentito il ricorso al criterio di aggiudicazione con il prezzo più basso o il massimo ribasso d’asta, con esclusione delle offerte anomale;

–   Abolire l’appalto integrato, che si ripercuote negativamente per  le imprese ed i professionisti; o quanto meno, nei casi ammessi, prevedere di norma la messa a gara del progetto esecutivo;

–   Migliorare, per i giovani professionisti, le condizioni di accesso al mercato dei servizi di architettura e ingegneria ed agli altri servizi professionali dell’area tecnica.

Il sindacato Inarsind non può non lamentare che tra i criteri consegnati alla Camera non venga menzionata l’eliminazione degli incentivi al 2% per i progettisti in house della pubblica amministrazione.

Il ministro Lupi nel maggio 2014 aveva manifestato questa espressa intenzione: “La riforma dei lavori pubblici rappresenta un’opportunità per il sistema Paese, che la Pubblica Amministrazione deve cogliere tornando ad esercitare le funzioni di indirizzo e controllo”, ma l’agguerrita e potente lobby dei tecnici dipendenti dalle pubbliche amministrazioni era riuscita, ancora una volta, a fermare tutto.
Ora non ci resta che sperare in un positivo intervento della Camera. Ma questa volta ci crediamo, perchè ci sono tutti i presupposti.
Nella mattinata del 18 giugno 2015, contemporaneamente alla votazione in Senato, si è svolto all’Auditorium dell’Ara Pacis un convegno organizzato dall’OICE con la partecipazione dell’EFCA, della FIDIC e di INARSIND, associato FIDIC.
Intervenendo al convegno l’on. Mariani, relatrice designata alla Camera, ha sostenuto con forza la necessità di eliminare il 2% e di limitare la progettazione “in house” degli Enti. Il 2% sarà riconosciuto ai tecnici dipendenti pubblici quale incentivo per la programmazione ed il controllo sulle opere pubbliche con un provvedimento da concordare con il ministro Madia. Ha, inoltre, ribadito la necessità della qualificazione e riduzione delle stazioni appaltanti ed ha evidenziato i vantaggi derivanti dalla concessione all’ANAC del potere di predisporre bandi tipo ed imporre sanzioni e vincoli.

Il senatore Esposito, relatore in Senato, ha ribadito la necessità di nuovi criteri di qualificazione sia per le imprese che per le stazioni appaltanti e la dottoressa Manzione, Capo Dipartimento Affari Giuridici e Amministrativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ovvero la persona che dovrà materialmente curare la stesura dell’articolato di legge, ha confermato che si terrà fede al “gold plating” ovvero non verranno imposte norme più stringenti rispetto ai vincoli comunitari ed il testo sarà limitato a circa 100 articoli, da scrivere con chiarezza terminologica.

Il consigliere dott. Corradino, intervenendo in rappresentanza dell’ANAC, ha confermato l’opportunità di redigere bandi tipo da variare solo per motivate specificità. Ha ribadito la centralità della progettazione, che la pubblica amministrazione è tenuta a programmare. Ha fatto rilevare la necessità per l’ANAC di controlli interni efficaci basati su rischi specifici, di interventi d’urgenza sulle gare, di vigilanza collaborativa e non solo censoria con le amministrazioni.

Di ritorno dal Senato, dopo la votazione all’unanimità, il vice ministro Nencini, visibilmente soddisfatto, ha fornito all’uditorio una ulteriore notizia che non può che essere accolta favorevolmente: ovvero il ripristino del “fondo di rotazione dei progetti” che in passato ha dato ottimi risultati.

Il sindacato Inarsind non mancherà di seguire con la dovuta attenzione l’iter del provvedimento alla Camera ripromettendosi di portare il suo contributo in sede di audizioni.

 

Francesco Galluccio – Maurizio Wiesel

 

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