Sezione di Nazionale

471

Il Comitato Nazionale dei Delegati,

Visto l’art. 26, comma 6, del Regolamento Generale Previdenza 2012 (RGP2012), relativo al tasso annuo di capitalizzazione dei montanti contributivi individuali:
Considerato che l’art. 26.6 del RGP 2012 prevede che il tasso di capitalizzazione non possa essere inferiore all’1,5%;
Visto il Promemoria dell’Ufficio Studi e Ricerche prot. 15/SER/2015 del 29 maggio 2015;

con:
voti favorevoli 471
voti contrari 0
voti astenuti 0

delibera

di incrementare, ai sensi dell’art. 26.6 del RGP2012, il tasso annuo di capitalizzazione dei montanti contributivi individuali per gli anni 2014 e 2015 di 3 punti percentuali.

 

Questo è il risultato dell’ultima votazione del 12 giugno 2015 con cui il Comitato Nazionale dei Delegati di Inarcassa ha chiuso il quinquennio 2010 – 2015.

Per dovere di cronaca, va detto che, al momento della comunicazione dell’esito della votazione, tutto il Comitato Nazionale dei Delegati ha applaudito in piedi (compreso anche chi viaggiava con le stampelle), applauso a cui si è unito spontaneamente tutto il personale degli Uffici di Inarcassa presenti per lo svolgimento dei lavori, a suggello di un atto politico rilevante.

In altri termini, il Comitato Nazionale dei Delegati con il voto unanime espresso ha lanciato due messaggi al Governo e alla Politica in generale. Per meglio comprendere, occorre leggere la lettera che il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali aveva inviato ad Inarcassa in data 18-05-2015. In particolare il passaggio in cui il Ministero esplicita il suo dissenso (in appendice è riportato il documento nella sua completezza):

  • al fine di garantire la stabilità di lungo periodo dei regimi a ripartizione, la rivalutazione dei contributi deve essere conforme al tasso di variazione della base contributiva. Ciò posto[1], il riconoscimento di un tasso di capitalizzazione del +1,5% rispetto alla sfavorevole dinamica del monte redditi (-1,9%), ovvero l’attribuzione ai montanti del +3,6% avendo a riferimento il negativo tasso d’equilibrio, costituisce di per sé un non trascurabile vantaggio a favore, in particolare, degli iscritti più giovani, i cui redditi sono risultati particolarmente bassi in questi anni di prolungata recessione dell’economia italiana. Tale valore-soglia, nell’osservanza dei criteri generali di equilibrio, poteva quindi già rappresentare la scelta da applicare facendo comunque ricorso a risorse non implicite al sistema.

Tolto dal linguaggio ministerialburocratico e tradotto in termini intelligibili, il Ministero fa un discorso del tipo:

già vi concediamo un incremento garantito di ben l’1,5%, a fronte di un decremento del monte redditi del -1,9%, e voi, per giunta, pretendereste di elevare l’incremento di un ulteriore 3%. Non solo, ma addirittura vi permettereste di favorire gli iscritti più giovani. Non è accettabile.

Quei 471 voti unanimamente favorevoli hanno risposto: sì, noi confermiamo! Confermiamo perché è nelle regole, confermiamo perché il capitale di Inarcassa non è proprietà di nessun Ministero ma è proprietà solo degli iscritti ad Inarcassa. Confermiamo perché è un atto politico concreto a vantaggio soprattutto degli iscritti più giovani e per questo lo abbiamo adottato, in considerazione delle difficoltà dell’epoca. Non è sfuggito a nessuno come quest’atto del CND sia politicamente “sovversivo”, considerato a fronte di altri enti previdenziali, per esempio del pubblico impiego, che non possono permettersi tali libertà perché le condizioni economiche dell’ente non le consentono.

Ma v’è un altro significato che è necessario sottolineare per la sua valenza generale. Quei 471 voti unanimamente favorevoli sono stati resi possibili perché Inarcassa, oltre al capitale, possiede “una storia”. Quel capitale non si è formato per incanto, ma è il risultato di decenni di operoso lavoro e fatica che gli iscritti di anno in anno hanno saputo accantonare e gestire.

Nel 1950 un gruppo sparuto di ingegneri liberi professionisti dette forma ad una associazione sindacale che oggi è Inarsind. Otto anni dopo, intorno a quel gruppo iniziale, un’elite si era costituita e fondò la Cassa di Previdenza e di Assistenza degli Ingegneri e degli Architetti Liberi Professionisti, oggi Inarcassa. Il capitale di Inarcassa di oggi è iniziato nel 1958, 57 anni fa. Ed il vantaggio evidente per gli attuali giovani iscritti di oggi è il messaggio concreto con cui si supera il divario generazionale, per cui i giovani d’oggi fruiscono del frutto di un lascito confezionato da chi li ha preceduti e che, rinunciando all’immediato vantaggio, ha consolidato un luogo di riferimento della propria identità professionale di ingegneri e di architetti liberi professionisti. La consapevolezza di questa identità di categoria e la sua rivendicazione sono stati alla base dell’applauso, spontaneo ed intensamente sentito, con cui è stato accolto l’esito della votazione.

Firenze, 23 giugno 2015

Pietro Berna[2]

[1] Sappia il lettore che il Consiglio di Stato ha emesso un parere in cui in buona sostanza conferma l’autonomia delle Casse di Previdenza che abbiano i conti in ordine, com’è il caso di Inarcassa, a disporre liberamente dell’utilizzo dei rendimenti del capitale nell’ambito dei fini istituzionali.

[2] Delegato Inarcassa 2010-2015 e componente del CN di inarsind

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