SISMA A ISCHIA L’ENNESIMO SEGNALE, VOGLIAMO SENTIRLO?

Davanti alle immagini dei crolli a Casamicciola è di nuovo sgomento e tristezza a quasi un anno esatto dal terremoto che sconvolse il centro Italia.

Un evento sismico, quello dello scorso 21 agosto, di magnitudo non così importante ma che, amplificato dalle condizioni del suolo sito specifiche, a causa dalla scarsa qualità dell’edificato ha portato i risultati che tutti vediamo.

Una volta di più è evidente che il nostro paese convive con un rischio sismico elevato ed esteso a quasi tutto il territorio, va sottolineato che il rischio deriva dalla combinazione di tre fattori: la pericolosità, determinata dalla frequenza ed intensità degli eventi, la vulnerabilità, data dalla propensione dei beni a subire un danno a fronte degli eventi, e l’esposizione, ossia la concentrazione di persone e beni di valore rilevante nel luogo di manifestazione del fenomeno.

E’ chiaro che i fattori su cui è possibile agire per diminuire il rischio sono gli ultimi due, per far questo è prima di tutto necessario che si sviluppi una diffusa cultura della sicurezza; tutti revisioniamo l’auto e ci sottoponiamo ad analisi cliniche periodiche, convinti che “prevenire sia meglio che curare”, di più, l’attenzione al risparmio energetico dei singoli consumatori è ormai costante sia che si tratto di acquistare un elettrodomestico che di affittare o acquistare un’abitazione, inspiegabilmente lo stesso principio non viene applicato al rischio sismico (ed idrogelogico) connesso alle abitazioni ed ai luoghi di lavoro, elemento molto più vitale dei watt risparmiati, con tutto il rispetto per il contenimento dei consumi assolutamente importante.

L’idea che il “porto sicuro” a cui rientriamo ogni sera possa trasformarsi in una trappola mortale non è contemplata dalla mente dei più.

E’ evidente che la messa in sicurezza generale del patrimonio edilizio non sia cosa semplice, veloce e dal costo contenuto ma proprio per questo è un processo che non va rimandato, che deve diventare un continuum nell’arco degli anni.

I problemi da affrontare sono molti: l’edificato vastissimo e vetusto, la complessità degli agglomerati con le implicazioni strutturali e di gestione (accordo tra diversi proprietari e disponibilità ad intervenire), l’incapienza dei proprietari, sono però punti risolvibili che scelte tecniche e politiche opportune (cessione del credito, livelli di messa in sicurezza diversificati, etc.) fondamentale è partire dalla conoscenza dello stato dell’arte e di qui muovere per progettare ed eseguire gli interventi di miglioramento e, quando possibile, adeguamento sismico.

Dal punto di vista tecnico le soluzioni sono molteplici, è importante che non si innestino su questo processo iter burocratici pesanti che lo rallentino, senza evidentemente rinunciare al giusto controllo che la realizzazione di opere strutturali già prevede in modo molto chiaro e definito.

Non è più il momento delle ragioni di parte: di chi ha paura che l’immobile si deprezzi in quanto non sicuro, di chi pensa che i tecnici non vedano l’ora di approfittare di un nuovo obbligo normativo per lavorare, di chi ha teme che dietro ogni intervento edilizio si celi l’incarico “all’amico dell’amico”, di chi ritiene che il condono sia un modo saggio di garantire una casa a tutti mettendo invece a repentaglio la sicurezza dei cittadini primo punto su cui lo stato dovrebbe vigilare, si guardi finalmente con occhio non distorto dalla malafede la realtà: a seguito di un evento sismico di grado 4 vi sono due morti, più di quaranta feriti e diverse abitazioni crollate, non è accettabile ed è possibile e necessario agire da subito perché ciò non riaccada.

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inarsind

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