“Aboliamo” l’abolizione dei minimi tariffari – Legge 248/2006.

Il ‘Decreto Bersani’, convertito nella L. 248/2006 invocava “… disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, … esigenza di rafforzare la libertà di scelta del cittadino consumatore e la promozione di assetti di mercato maggiormente concorrenziali, anche al fine di favorire il rilancio dell’economia e dell’occupazione, attraverso la liberalizzazione di attività imprenditoriali e la creazione di nuovi posti di lavoro”. L’art. 2, comma 1 e 1 a), : 1. In conformità al principio comunitario di libera concorrenza ed a quello di libertà di circolazione delle persone e dei servizi, nonche’ al fine di assicurare agli utenti un’effettiva facoltà di scelta nell’esercizio dei propri diritti e di comparazione delle prestazioni offerte sul mercato, dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono abrogate le disposizioni legislative e regolamentari che prevedono con riferimento alle attività libero professionali e intellettuali: a) l’obbligatorietà di tariffe fisse o minime ovvero il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti;
Dopo un quinquennio dalla liberalizzazione del mercato delle professioni, in particolare di quelle di architetto e di ingegnere, constatiamo che non vi è stato alcun rilancio o spinta, ma un generale impoverimento con crollo dei fatturati. L’abolizione dei minimi tariffari, di fatto invalidata dall’assenza di norme di salvaguardia della qualità, pur previste, si è tradotta in una corsa con ribassi mortificanti (anche del 90%) pur di ‘accaparrarsi’ qualche lavoro sia nei LL.PP. sia in quelli privati, giustificati dalla necessità di ‘mettersi sul mercato’ e/o ‘fare curriculum’. Come si concilia il ribasso con l’art.36 della Costituzione? [retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro …e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa] O, forse, l’articolo vale solo per i dipendenti, quelli che si deve pagare a tariffa sindacale -questa sì inderogabile nei suoi limiti- ?
Nessun ‘rilancio dell’economia e dell’occupazione, attraverso la liberalizzazione di attività imprenditoriali e la creazione di nuovi posti di lavoro’ si è verificato come confermato, da dati ufficiali (INARCASSA).
Lo strabismo ideologico concentrato sull’effetto mediatico della riduzione dei compensi degli architetti e ingegneri, non corroborato da garanzie sulla ‘qualità’ del prodotto professionale, ha determinato una corsa al massimo ribasso che ha avuto diversi riflessi negativi difficilmente recuperabili, riuscendo a ‘centrare’ obbiettivi diametralmente opposti a quelli prefissati. Credo sia giunto il momento di sensibilizzare il Governo e l’intero arco costituzionale a porre rimedio a questa iniqua norma “abolendo” l’”abolizione” per dare vigore e dignità alla “qualità” oggi non considerata, perchè la qualità, in ogni campo ha un suo costo. Le libere associazioni presenti sul teritorio nazionale, uniche deputate per Costituzione e per legge a tutelare gli interessi della categoria sono pronte a dialogare per concertare una nuova tariffa che ridia dignità a un mondo del lavoro che nel nostro paese conta 150.000 liberi professionisti solo tra architetti e ingegneri.

Ing. Maurizio WIESEL
componente del comitato esecutivo nazionale INARSIND

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