Anche ai liberi professionisti indennizzo di 600 euro per il mese di marzo – La soddisfazione di Inarsind per l’accoglimento della proposta ma occorrono ulteriori interventi di Finanza pubblica contro la crisi

Nel pomeriggio di sabato scorso, 28 marzo, la firma del Decreto del Ministero del Lavoro, di concerto con il Ministero dell’Economia, fa si che anche professionisti e autonomi iscritti alle casse di previdenza private potranno ricevere l’indennizzo di 600 euro per il mese di marzo.

“Apprendiamo con sollievo e soddisfazione questo atteso atto del Governo a nome degli ingegneri e architetti liberi professionisti” – spiega Roberto Rezzola, presidente di Inarsind che aggiunge: “Le ripercussioni saranno forse limitate, ma vanno nella direzione attesa e si conferma l’efficacia dell’azione ai tavoli di Governo svolta anche da Confprofessioni che attraverso il Presidente Gaetano Stella aveva insistito sull’immediata attuazione. Non è certo un’appropriazione di merito, come purtroppo fatto da altri, ma è l’incitamento a fare di più e meglio per alleviare le reali difficoltà dei liberi professionisti”.

“InArSind  – afferma ancora Rezzola – apprezza quindi la prima sostanziale e immediata attuazione dell’articolo 44 del Decreto Cura Italia, che consente di alleviare per il mese di marzo il grave impasse alle attività professionali e conviene sullo sforzo del Governo”.

Di fatto il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, nel decreto interministeriale ha fissato anche le modalità di attribuzione del fondo per il reddito di ultima istanza: il bonus andrà chiesto alla propria cassa e sarà erogato a chi ha avuto redditi fino a 35mila euro o, tra 35 e 50mila, abbia subito cali di attività di almeno il 33% nei primi 3 mesi 2020.

Ma anche il Governo stesso ha comunque spiegato chiaramente che questo provvedimento da solo non basta: “Si tratta di un primo intervento per fronteggiare immediatamente la situazione di emergenza”, ha spiegato infatti il Ministro del Lavoro Catalfo, ribadendo che “siamo già al lavoro sulle nuove misure per il decreto aprile, dove l’obiettivo è di prevedere, per queste categorie di lavoratori, un indennizzo di importo superiore”.

 

Emergono alcune perplessità interpretative che i colleghi si porranno al momento della compilazione della richiesta e tra queste in particolare vi è quella dei giovani professionisti che hanno iniziato l’attività nel 2019. Per loro immaginiamo valga la fattispecie di cui alla lett a) dell’art 1 comma 2.

Escluso invece l’accesso all’indennità per gli iscritti alle Casse di previdenza non in regola con gli obblighi contributivi, per questi soggetti ci auguriamo possano essere aperte linee di credito da parte delle Casse stesse in grado di consentire loro di rientrare in bonis.

E visto che il provvedimento approvato, pur atteso, auspicato e apprezzato da Inarsind, da solo non basta, il sindacato che rappresenta architetti e ingegneri liberi professionisti – data la progressiva contrazione del mercato – propone di “agire direttamente alla fonte – spiega ancora Rezzola – aumentando la liquidità dei liberi professionisti riducendo per il 2020 al 10% l’aliquota delle ritenute d’acconto e trovando le soluzioni che consentano di lasciare “in tasca” ai liberi professionisti una quota dei loro debiti fiscali”.

In conclusione, secondo Inarsind, “solo alleggerendo la pressione delle anticipazioni che il mondo professionale accredita allo Stato si potranno avere dei benefici sulle già sofferenti posizioni finanziarie degli ingegneri e architetti.

InArSind quindi rinnova alla politica la richiesta: “valutare l’ampiezza della crisi e promuovere iniziative di finanza pubblica, non di assistenzialismo”, come peraltro autorevoli interpreti dell’economia (M. Draghi) stanno sostenendo in questi giorni.

Un parziale sollievo per i liberi professionisti dal DL 18 CURA ITALIA

 

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inarsind

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