INARSIND: CENTRALE PER LA PROGETTAZIONE DELLE OPERE PUBBLICHE, NELLA LEGGE DI BILANCIO PROPOSTA ABERRANTE CHE CONTINUA A CONFONDERE RUOLI E COMPETENZE

Appare incomprensibile la proposta, inserita nella bozza di Legge di bilancio 2019, di istituzione della “Centrale per la progettazione delle opere pubbliche” presso l’Agenzia del Demanio che avrebbe il compito, attraverso un plotone di 500 unità di personale, su richiesta degli Enti locali e Amministrazioni interessate, di provvedere: “alla progettazione di opere pubbliche, alla gestione delle procedure di appalto, alla predisposizione di modelli di progettazione per opere simili o con elevato grado di uniformità e ripetitività ed alla valutazione dei progetti sottoposti all’ esame della “Centrale””.

Ancora una volta si insiste sulla strada della non chiarezza e della commistione di ruoli, di coincidenza tra controllore e controllato; da anni INARSIND sostiene la necessità di distinguere i compiti di Pubblica amministrazione e liberi professionisti: pianificazione, programmazione e controllo alla prima, progettazione, direzione dei lavori e collaudo ai secondi.

Solo in questo modo si potrà pervenire ad un processo efficiente che veda da un lato il Committente e finanziatore, l’Ente pubblico che, in base alle esigenze della collettività, individua il percorso delle opere da progettare e realizzare, dall’altro il libero professionista che, sempre terzo nel suo operare, mette la propria competenza al servizio della realizzazione dell’opera.

Senz’altro le Amministrazioni locali hanno necessità di supporto nella gestione delle opere pubbliche ma non potrà essere una struttura di qualche centinaio di persone, centralizzata e distante dal territorio, a risolvere le problematiche in tema di appalti dei circa 8.000 Comuni italiani e delle altre Stazioni Appaltanti.

Se vi è, peraltro, bisogno di assistenza nella gestione delle procedure di appalto si può immaginare come si possa pensare di occuparsi oltre a queste anche di progettazione e direzione dei lavori. Si faciliti invece il lavoro della Pubblica amministrazione con reali semplificazioni e sburocratizzazioni.

Si continua a non comprendere che pubblico e privato devono e possono essere complementari e non concorrenti sullo stesso piano; per un processo efficace il ruolo di ciascun componente deve essere chiaro e definito, solo in questo modo si evitano conflitti di interesse, concorrenza sleale, contrasti tra comparti che dovrebbero concorrere alla realizzazione del bene comune.

Si dica apertamente se il disegno sia l’eliminazione della libera professione e la statalizzazione del processo di realizzazione delle opere pubbliche, ma sia chiaro che non sarà questa la soluzione ai crolli, alla mancanza di manutenzioni, alle difficoltà di gestione, porterà invece alla perdita del prezioso contributo di una categoria che, con la propria preparazione e prendendosi ogni responsabilità in prima persona, ha sempre operato per la risoluzione ottimale dei problemi della collettività.

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