VIALE DEL TRAMONTO

Chiedo preventivamente venia ai lettori di questa breve nota : se hanno avuto l’occasione di leggere qualche mio precedente intervento potranno certamente addebitarmi una visione quanto meno “crepuscolare” della nostra professione. Beh, sarà colpa dell’età avanzata, del carattere o forse … della realtà.

Ricordo a tutti un film dell’anno 1950 di Billy Wilder, regista americano forse più noto per le sue – memorabili – successive commedie, ma autore di autentici capolavori drammatici come “Viale del tramonto”. Se non lo avete già visto, ed è possibile ai più giovani, ve ne consiglio la visione. E’ “uno dei film più crudeli su Hollywood e uno dei più affascinanti viaggi nella decadenza” (Paolo Mereghetti).

La scena iniziale è una perla di cinematografia, come peraltro quella finale :  la voce fuori campo dello sceneggiatore Joe Gillis (William Holden), mentre il suo cadavere galleggia nella piscina di una villa, narra la vicenda che ha portato a quel tragico epilogo.

Vedo, ahimè, una forte analogia con la nostra situazione, quella degli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti : dibattono, analizzano – si lamentano – disquisiscono sullo stato professionale, mentre c’è già il suo cadavere. Direte, ecco il solito menagramo e catastrofista.  Mi auguro di esserlo e che il futuro lo dimostri. Per ora non ne vedo i segnali, anzi vedo delle conferme negative ad ogni livello. Nè potrebbe essere diversamente, per il nostro perdurante disimpegno.

In proposito permettetemi di citarvi un episodio personale. Recentemente sono uscito a cena con un paio di amici , anche Colleghi. Uno di essi in realtà non ha affatto esercitato l’attività di ingegnere, ma ha svolto attività sportiva-calcistica ai massimi livelli, con notevoli gratificazioni. Potete immaginarvi i commenti : “Tu sì che hai capito tutto, altro che fare l’ingegnere!”

Con questo abbrivio l’altro Collega, con il quale per decenni ho collaborato professionalmente, mi ha chiesto cosa stia facendo per noi il Sindacato. Dato il rapporto più che confidenziale “l’ho aggredito” dicendogli che lui non era iscritto ad Inarsind, come la maggior parte dei Colleghi e gli ho ricordato una nota frase pronunciata all’atto dell’insediamento dal Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy- in realtà parrebbe non sua, ma del Preside della High School da lui frequentata – così modificata : “Non chiederti cosa può fare il Sindacato per te, chiediti cosa puoi fare tu per il Sindacato”.

Partecipazione, gli ho detto, è questa è la parola chiave, che non mi stancherò mai di richiamare in contrapposizione al il nostro pervicace ed auto lesionista atteggiamento di chiusura individualistica.

Torniamo al film. Il giovane sceneggiatore protagonista diventa il mantenuto e l’amante di una anziana diva del cinema muto, Norma Desmond (Gloria Swanson), ed infine ne diventa la vittima che galleggia nella piscina: la scena finale ha una carica drammatica veramente straordinaria.

Nella mia – forse contorta – immaginazione la diva è la Libera Professione; noi ne siamo gli amanti e ne diventiamo le vittime, a mio avviso con nostre gravi responsabilità.

C’è qualche segnale di ravvedimento partecipativo ed Inarsind continuerà a fare tutto quanto è nelle sue possibilità per fermare ed anzi invertire il nostro percorso del viale del tramonto. Il nostro impegno certamente non mancherà nel contrastare un esito, che vogliamo lasciare alla pellicola cinematografica. Ce la possiamo fare, ma solo con la crescita e la condivisione di tale impegno.

Spero che le mie parole possano in tal senso costituire un incentivo. Ad ogni modo almeno lo siano per indurvi alla visione del film : ne vale proprio la pena.

 

 

Vice Presidente Nazionale Inarsind

Francesco Basso

 

 

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inarsind

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