Forum internazionale OICE sul BIM – resoconto

 

L’incontro, tenutosi presso l’Auditorium Assolombarda Confindustria nella giornata del 20.04.2016, è stato molto interessante, articolato sostanzialmente in tre fasi: una sessione mattutina che, dopo l’apertura di Corradino dell’ANAC, ha visto diversi esponenti internazionali proporre sotto diversi aspetti e portando anche alcuni significativi esempi (High speed two, Great Britain, Penn State University, Università della Pennsylvania), la filosofia del BIM ed illustrare le potenzialità del metodo, senza trascurare (in particolare nell’intervento di Bernd Kordes, componente dell’EC di FIDIC) le difficoltà di cambio di approccio alla gestione del progetto e della gestione delle opere infrastrutturali in generale, che l’utilizzo corretto del BIM richiede; una sessione pomeridiana con l’intervento delle diverse software houses presenti sul mercato (Graphisoft, STA, Autodesk, Allplan, Bentley) ed infine una sessione di interventi dal pubblico che è stata purtroppo ristretta per ragioni di timing e che ha visto sostanzialmente l’intervento ancora di esperti del settore, a parte un breve intervento dal pubblico, è mancato quindi un po’ il confronto, che come professionisti sarebbe stato molto utile, con i colleghi che già operano in ambito BIM.

Gli interventi sono stati tutti assolutamente ricchi di contenuti ed hanno sottolineato sostanzialmente che:

– il BIM è uno strumento, potente, utile, che consente economie di scala importanti e controllo di processo ma deve basarsi su un cambio di mentalità del mondo della progettazione e non solo;

– BIM è un sistema di condivisione di informazioni, maggiore è la codifica e più questa è condivisa (anche tra software differenti) e migliore è il suo funzionamento e maggiore è il beneficio che introduce nel sistema;

– esistono sostanzialmente 4 livelli di sviluppo del BIM, dallo 0 in cui di fatto non esiste uno scambio di informazioni digitali, al livello 1 in cui c’è una condivisione di file, al livello 2 in cui c’è una condivisione di modelli (e questo e di fatto il massimo raggiunto nella realtà italiana, mentre ad es. in Gran Bretagna ed in alcuni progetti nel Middle East siamo già al livello 3), al livello 3 in cui c’è condivisione e lavoro in cloud sullo stesso modello e utilizzo dello stesso da parte di tutte le figure coinvolte, non solo dai vari progettisti – coinvolgendo quindi l’aspetto interdisciplinare – ma anche dai gestori, dal proprietario e in cui il BIM consente il controllo dell’opera dallo studio di fattibilità preliminare allo smantellamento della stessa al termine del suo ciclo di vita.

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Significativa la domanda che si pone Kordes “what are the thousands small engineering firms around the world saying?”, domanda che si pone a maggior ragione per la realtà tedesca (e più ancora per quella italiana) dove dice, rispetto alle realtà britannica e nord europea, non esistono società di migliaia di dipendenti che evidentemente approcciano a queste innovazioni con altri budget ed altre risorse, anche umane, che possono destinare all’implementazione del sistema.

Interessante il caso posto dall’AD di Italferr , Matteo Triglia, che, dopo aver vantato l’alta velocità italiana come progetto precursore nel mondo dal punto di vista della tecnologia utilizzata ed effettivamente funzionante ed apprezzata, parla dell’implementazione del BIM in Itlaferr, riferendo che ci ha creduto da tempo e ha coinvolto in questo parte delle sue risorse umane che si sono dimostrate entusiaste del sistema; lo ha applicato ad alcuni piccoli progetti in Italia ed ad un progetto significativo in Qatar; è evidente che il caso è anche qui particolare, dal punto di vista economico, trattandosi di una struttura con disponibilità di budget e risorse umane da destinare, diversa la realtà dei privati specie se di piccole dimensioni.

Il BIM è stato indicato da Christophe Castaing (coordinatore del gruppo di lavoro sul BIM di EFCA) come un’opportunità e non un rischio, quello che dobbiamo imparare è come utilizzarlo in modo che sia efficiente nel minor tempo possibile.

Dalla descrizione operativa dei vari sistemi alcune considerazioni:

– la progettazione non si basa più su linee (principio del disegno manuale e CAD) ma su elementi tridimensionali, che sono però il modo naturale in cui immaginiamo le cose, poichè la nostra vista così li fa percepire, il disegno 2D di fatto è un artifizio mentre questa è la realtà;

– gli elementi base 3D sono parametrici pertanto gli possono essere affidate tutte le dimensioni e caratteristiche per creare ciò che necessitiamo;

– oltre alle 3D geometriche vanno poi associate agli elementi altre caratteristiche che sono di tipo materico, colore, possono quindi essere associati i fornitori, i costi dei vari elementi, le relative schede tecniche, le caratteristiche rilevabili nel tempo (stato di conservazione);

– tutto ciò genera un modello su cui operano le varie professionalità (architetto, ingegnere strutturista, impiantisti di vari settori, direttore dei lavori, contabile); ottenendo un sistema costantemente workinprogress sia in fase progettuale che di esecuzione delle opere ed eventualmente poi di gestione e manutenzione;

– importante la definizione degli elementi da parte di chi costruisce il modello iniziale che deve tenere conto di quello che servirà anche agli altri professionisti, è importante la collaborazione in parallelo di tutti non per step successivi (es. tipico definizione dei fili fissi per estrapolazione elementi strutturali, definizione degli assi etc);

Tra gli interventi delle varie software house la più tecnica in senso generale è stata indubbiamente quella di Castagnone di STA Data, individuato come il pioniere del BIM; BIM nato proprio per l’applicazione al calcolo strutturale.

Tutti hanno richiamato l’importanza della interoperabilità, soprattutto per la gestione futura di questi progetti, sarebbe inutile avere dei dati in formati che dovessero diventare inutilizzabili per la chiusura di una software house.

E’ importante analizzare, anche con l’aiuto di chi già li utilizza, le potenzialità dei diversi software che, pur con potenzialità analoghe e che andranno sempre più uniformandosi, probabilmente diversamente si adattano ai vari tipi di progetto (classica edilizia per quanto complessa o opere infrastrutturali ad es.) ed anche alla dimensione delle strutture in cui vengono utilizzati.

Indubbiamente il percorso di formazione, più ancora del costo del software in sè, è il punto fondamentale da affrontare come “investimento” per i colleghi; i relatori stranieri sono apparsi concordi nel dire che l’essere “mandatory”/obbligatorio è un punto fondamentale per la diffusione del BIM, in Inghilterra lo è da questo mese per tutti i progetti pubblici, in Germania lo è per la Deutsche Bahn, in Italia il nuovo codice lo prevede ma solo per gli importi più elevati; gli esempi portati sono stati anche di poche villette a schiera quindi probabilmente il sistema on/off: uso il BIM sempre, non lo uso mai è quello che diventerà discriminante e che aiuterà però chi farà la scelta del “sì” ad implementarlo con più facilità non tenendo in vita parallelamente due sistemi (che corrispondono a due modi di ragionare diversi) ma passando al nuovo che sembra essere il futuro.

Entrando poi nel merito dell’utilizzo e peggio ancora di bandi su progetti realizzati con il BIM anche gli intervenuti si pongono diverse problematiche: di chi è la proprietà dei dati? di chi è la responsabilità se vengono distribuiti erroneamente o se vengono introdotti dati errati? quali richieste vengono fatte su ciò che il modello deve restituire alla SA? Quando saranno attrezzate le SA per apprezzare ed utilizzare appieno il prodotto?

Il BIM nella sua completezza nasce per eliminare il concetto della tavola cartacea, della stampa, ciascuna figura afferente al lavoro potrà entrare nell’opera in 3D ricavando da qualsiasi “device”, smartphone compreso, le informazioni necessarie (simpatico brusio della sala immaginando il capocantiere con tablet in mano e piedi nel fango).

Il processo per arrivare al BIM livello 3 è ancora lungo ed in Italia ancor di più, il tempo per saper utilizzare un BIM livello 2 è comunque lungo e se vogliamo essere pronti per ciò che altrove già funziona così siamo un po’ in ritardo, dobbiamo domandarci se, come associazioni di professionisti, non sia forse il nostro ruolo spingere perchè l’Italia si volga con decisione a questo sistema per evitare di restare indietro come paese, e di tagliarci fuori dall’interesse del resto del mondo come luogo dove lavorare e investire.

Quali i rischi?

– non governare il processo e diventare “schiavi/dipendenti” dal software (rischio che gli esperti assicurano non esserci affatto);

– non avere chiari gli obiettivi e guardare solo allo strumento (di cui si potrebbe a quel punto sbagliare completamente la scelta o l’utilizzo);

– se non organizzati affrontare costi troppo elevati non sostenibili e non essere in grado di rendere il sistema efficiente;

OICE intende rendere questo Forum qualcosa di permanente per il monitoraggio del tema e del suo sviluppo in Italia; e organizzerà anzitutto altri tre incontri sul territorio nazionale (Nord Est, Centro e Sud).

Possono essere buone occasioni per capire quale sia l’applicabilità del BIM nelle piccole realtà e sia opportuno “fare il salto”, rinunciare a tutta una gamma di lavori che sono stati e sono tutt’ora nelle corde dei professionisti o confidare nell’italica lentezza che probabilmente per lungo tempo farà sopravviver il mercato interno anche senza questo strumento.

Ulteriore punto emerso è la contraddizione di posizioni tra CNI, CNAPPC e OICE e altre associazioni professionali dove i consigli nazionali sono visti come quelli che mirano al mantenimento dello “status quo” della professione, piuttosto tipico del nostro paese; su questi temi piuttosto che del protezionismo sarebbe meglio fare una seria riflessione condivisa per capire cos’è meglio per il futuro dei colleghi e per la qualità della prestazione professionale che sia di un singolo libero professionista (che tale non potrà restare a lungo o perlomeno dovrà operare in rete con altri e quindi a maggior ragione conoscere questi sistemi) o di una società.

E’ stato rimarcato il ruolo centrale di ANAC come guida in questi processi, riferisce il dott. Corradino che le linee guida del Nuovo Codice degli Appalti usciranno a brevissimo, e resteranno in consultazione pertanto sono attese e benvenute le osservazioni di tutti gli operatori del settore, ovviamente in quel contesto il BIM è solo una minima componente a fronte di tutti i temi trattati.

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Allegato programma dell’evento, per maggiori informazioni e documentazioni mail to: info@inarsind.it

 

 

 

 

 

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inarsind

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