Sezione di Latina

DOPO AMATRICE…ISCHIA, ma non parliamo di vacanze!

Ad ogni evento calamitoso e drammatico per il peso di vite umane perse cerchiamo responsabilita’ e scuse.
Ora è la volta dell’abusivismo edilizio, frutto di certo di una non cultura, di ancato rispetto per l’ambiente, figlio di politiche volte a far cassa piuttosto che altro,  ma fenomeno comunque molto diffuso,( mi domando come faccia il sindaco di Ischia, con 27000 domande di condono edilizio a negare che siano una comunita’ di abusivi?), ma l’attenzione va posta sui fatti che ad oggi hanno segnato il nostro percorso professionale.

Ascoltando i media, oggi tutti sono proprensi a pensare che l’abusivismo edilizio sia causa di tutto. Io, affronterei la questione da un diverso punto di vista.

La causa scatenante i crolli è stato senza ombra di dubbio il sisma, ora si tratta di analizzare come mai , seppur di bassa magnitudo abbia potuto produrre danni di tale entita’.

Abusivo o non, a mio modesto parere poco cambia, visto che il discrimine deve essere valutato tra costruzioni ben realizzate e soprattutto che seguono criteri antisismici e costruzioni non antisismiche.

Potrebbe esistere poi, anche la possibilita’ che esistano costruzioni, legittime o non, ma che sono state realizzate con materiali di scarsa qualita’ o non a regola d’arte.

Premesso che per gli immobili che siano stati realizzati in modo errato, non a regola d’arte, con materiali di scarsa efficienza prestazionale, non idonea al ruolo che avrebbe dovuto avere tanto legittimi, ancor piu’ per quelli illegittimi, avrebbero dovuto essere intrapresi percorsi di accertamento indipendentemente dal sisma, poiché rappresenterebbero illegalita’, mi preme precisare che il problema dell’abusivismo rappresenta una grande piaga per il nostro territorio.

Gli eventi che si stanno susseguendo, non sono certo una maledizione divina, bensi’ rappresentano il corso della natura. Necessita quindi una fotografia della situazione del nostro Paese, senza fossilizzarci solo sull’abusivismo edilizio, bensi anche sullo stato del patrimonio immobiliare esistente e sui rischi dei nostri territori.
Frane, allagamenti, alluvioni non ci hanno risparmiato e dovrebbero farci riflettere sulla entita’ del dissesto idrogeologico in cui versa il nostro paese, oltre alle aree sismiche e vulcaniche esistenti.
Le aree ad elevata criticita’ idrogeologica rappresentano circa il 10% della superficie nazionale ed interessano l’89% dei comuni Italiani.
Ci viene riportato dal Centro Euro Mediterraneo sui cambiamenti climatici che il riscaldamento globale portera’ una inevitabile recrudescenza di fenomeni estremi.
Ad aggravare il quadro è il consumo del suolo, aumentato del 156% dal 1956 ad oggi a fronte di un aumento della popolazione del 24%.
A questi fenomeni di carattere naturale si aggiunge l’opera dell’uomo.
Le dinamiche antropologiche, sociali, economiche ci hanno consegnato un territorio sfruttato in modo sconsiderato .
Il boom economico degli anni 50-60 porta con se un boom edilizio dovuto allo spostamento di grandi quantita’ di popolazione verso poli che rappresentano una attrattiva economica e lavorativa.
Con le migrazioni degli operai dalle loro terre di origine, attratti dalla offerta lavorativa delle citta’ ci si trova in situazioni in cui le citta’ e le amministrazioni sono impreparate a far fronte alla improvvisa e sempre crescente richiesta di alloggi.
E’ cosi’ che nasce l’abusivismo, FIGLIO DI UNA NON CULTURA VERSO IL RISPETTO DELL’AMBIENTE. Le citta’ si espandono a macchia d’olio senza che le amministrazioni, ne’ architetti o urbanisti riescano a porre un freno a tale attivita’.
Lo stato tento’ di intevenire con varie proposte legislative ( nel 62 ad esempio, si tento’ con un DDL sul regime dei suoli, che si scontro’ con le lobbies dei costruttori, il tutto sfocio’ in una grande campagna stampa che provoco’ l’abbandono del Ddl da parte de Governo)…..
Ci troviamo dunque con un patrimonio immobiliare arricchito con l’abusivismo edilizio di volumetrie che a volte sono state realizzate in zone ad alto rischio, a volte senza alcun buon criterio tecnico, a volte con materiali di risulta o scarsi dal punto di vista prestazionale, cosa che comunque potrebbe essere accaduta anche per immobili legittimi, poiche’ in Italia, si tende sempre a risparmiare, non pensando che ne va della propria incolumita’.
I dati Ispra ci informano che ogni 5 mesi viene cementificata una superficie pari al Comune di Napoli, dato che, secondo una semplicistica analisi evidenzia come l’uomo sia artefice di queste catastrofi, o quanto meno gli ha dato una grande mano.

Nessuno si è preoccupao del nostro patrimonio immobiliare, a partire dai proprietari degli immobili, perché non esiste CULTURA DELLA MANUTENZIONE. Non è vero che tutti gli immobili siano stati realizzati male oppure con materiali scadenti, sono stati semplicemente realizzati secondo le norme vigenti al momento del rilascio delle autorizzazioni a costruirlo, ovvero non certo norme antisismiche.
DICIAMO LE COSE COME STANNO:
abbiamo costruito fino a pochi anni fa con normative che non erano antisismiche, dunque, anche l’immobile realizzato nel miglior modo possibile, con tutte le accortezze del caso, è un immobile a rischio….DOBBIAMO DIFFONDERE LA CULTURA DELLA SICUREZZA E TROVARE IL MODO PER INTERVENIRE SULL’INTERO PATRIMONIO IMMOBILIARE ESISTENTE, SENZA SE E SENZA MA……
Effettuare ora il processo all’abusivismo edilizio, dopo che è stato “abusato” come mezzo per far cassa dallo stesso Stato, senza tener conto del vilipendio perpetrato verso l’ambiente, cercando scuse, adducendo motivazioni ridicole, portando il discorso sull’abuso di necessita’ che di fatto viene gia’ definito nella legge 47/85 stessa, ove per l’abuso di necessita’ sono previste persino riduzioni nei pagamenti, ebbene questo mi sembra superficiale ed un MODO PER DEVIARE L’ATTENZIONE DALLA VERA QUESTIONE: INTERVENIRE SU L’INTERO PATRIMONIO IMMOBILIARE ITALIANO…NESSUNO NE è ESENTE….QUANDO LO CAPIRANNO SARA’ SEMPRE TROPPO TARDI….

arch. Natalia Guidi

Presidente Inarsind Latina

 

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