Confedertecnica prende posizione sulla riforma delle professioni

Prendendo spunto dai documenti dei Sindacati aderenti (Inarsind, Federarchitetti, Federgeometri e Federperiti) la confederazione sindacale delle libere professioni tecniche ha trasmesso al  Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Prof.ssa Elsa Fornero, il seguente documento

Al Signor
Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali
Prof.ssa Elsa Fornero

INDICAZIONI PER UNA RIFORMA DELLE LIBERE PROFESSIONI DEL COMPARTO TECNICO

Il costante inserimento, negli anni, di misure legislative non congruenti con le reali funzioni e con le responsabilità gravanti sulle libere professioni tecniche, ne ha determinato l’emarginazione e la crisi economica ne ha quasi sancito la cancellazione di ogni prospettiva di sviluppo libero e democratico.
Non intendiamo svolgere qui un’analisi dettagliata delle distorsioni operative che hanno portato a questo stato di crisi; riteniamo di approfittare di questo incontro per esporre a Lei ed al Governo le criticità che, a nostro avviso, presenta l’intero sistema ed i rimedi che riterremmo opportuno venissero adottati.

Abolizione delle tariffe – La soppressione delle tariffe – persino come base di riferimento per le competenze professionali – senza la contemporanea indicazione di procedure di valutazione delle prestazioni professionali, ha generato un abbattimento del costo dei servizi professionali al di sotto di qualsiasi rapporto con il valore intrinseco della prestazione. Da ciò sono derivati fenomeni quali la lievitazione del lavoro in nero ed il massivo sfruttamento dei giovani all’interno delle Facoltà universitarie.
Confedertecnica non ha alcuna contrarietà alla soppressione, peraltro già ampiamente applicata alle nostre Professioni di Architetto, Ingegnere, Perito e Geometra. Riteniamo però che essa vada accompagnata da un controllo della qualità delle prestazioni fornite e dei risultati finali. E’ chiaro ormai a tutti che i ribassi ottenuti – e pretesi – dalle Pubbliche Amministrazioni sui compensi professionali per le Opere Pubbliche, non rappresentano affatto un vantaggio per le medesime, che, a fine lavori, proprio per la qualità delle prestazioni ricevute – bassa, come il compenso – tra perizie, riserve e contenziosi, si ritrovano a spendere più di quanto abbiano “risparmiato” e per di più con opere di scarsa qualità. A nostro avviso il costo di un servizio professionale deve essere valutato anche in base a parametri soggettivi rispetto alle caratteristiche del progetto, (valutazione di congruità), e devono essere individuate soglie oggettive oltre le quali la prestazione non può essere eseguita in termini di correttezza e trasparenza, (soglia di anomalia).
Un nuovo valido metro di giudizio non può prescindere da un confronto dialettico tra le rappresentanze sindacali a carattere nazionale delle professioni ed i soggetti della committenza pubblica, che insieme devono concertare le valutazioni di riferimento in base a parametri reali di complessità dell’impegno tecnico, tempi e costi integrativi e coinvolgimento dei professionisti: anche in analogia con l’auspicata flessibilità, entro limiti generali, del costo individuale del lavoro nella contrattazione dipendente. Un esempio da seguire potrebbe essere quello adottato sapientemente dalla Germania.

Ruolo degli Ordini e dei Collegi – Le ultime disposizioni di legge e le bozze che circolano sui prossimi provvedimenti di liberalizzazione che il Governo andrà ad adottare hanno svuotato quasi interamente gli Ordini ed i Collegi delle attribuzioni di competenza. Tolta la funzione giudicante, la vidimazione delle parcelle e la possibilità di fare formazione, da tempo abbandonata l’equivoca interpretazione di tutela degli interessi delle categorie – che non possono che essere sostenuti dalle legittime e libere rappresentanze associative a carattere sindacale – agli Ordini ed ai Collegi non resta che la tenuta dell’albo; per la quale basterebbe un notaio. E’ sotto gli occhi di tutti il fallimento dei loro attuali compiti istituzionali a tutela della collettività. In aggiunta, i costi di gestione, totalmente a carico degli iscritti, sono stati spesso gravati di oneri per ulteriori enti non previsti dalle leggi, quali le Fondazioni Ordinistiche, che, alla luce del quadro legislativo che si prospetta, non hanno motivo di esistere e dovrebbero essere soppresse.
Confedertecnica è dell’avviso che i professionisti non faranno un dramma del ridimensionamento degli Ordini, continuando sempre a ritenere che la loro soppressione non sia assolutamente auspicabile.
Esprimiamo l’auspicio che la riforma degli Ordini che il Governo varerà possa essere incisiva e di reale modernizzazione e riservi un’attenzione particolare alle specificità delle professioni tecniche.

Difetto di rappresentanza – mancanza di pariteticità – Il lavoratore dipendente, nella P.A. come nel mondo imprenditoriale, ha riferimento, per la esposizione dei propri diritti, nelle rispettive OO.SS. tutelate e strutturate, con costi conseguenti che tutti abbiamo obbligo di sostenere. Per i liberi professionisti, in particolare dell’area tecnica, la rappresentanza sindacale è eventualmente tollerata, ma senza che alcun meccanismo, ordinistico, previdenziale o contributivo, ne autorizzi una qualche forma di sostegno diversa da quella volontaristica.

Servizi tecnici pubblici – posizione predominante in contrasto al libero mercato – Una errata e strumentale interpretazione delle distorsioni operative della Prima Repubblica ha attribuito alla P.A., nello specifico agli Uffici Tecnici, pur in assenza di adeguate strutture e formazione professionale, compiti e ruoli da sempre esercitati all’esterno. Il risultato conseguito è stato quello di abbassare il livello delle prestazioni istituzionali, fronteggiando con stratagemmi vari i nuovi compiti in un marasma di funzioni dove spesso si sovrappongono forme di controllore e di controllato, con pregiudizio economico, della qualità e dei tempi di esecuzione, nonchè abbassamento della soglia di trasparenza.
I costi dei servizi tecnici pubblici andrebbero valutati complessivamente, con specifico capitolo di spesa, dal quale si evincerebbe la possibilità di affidarli interamente, o in gran parte, al libero mercato, così come già avviene per i servizi sanitari. Si ritiene opportuno evidenziare che l’ampia maggioranza delle prestazioni professionali in-house è svolta senza versamento dell’IVA, con ingente danno erariale, da soggetti non svolgenti la libera professione. L’acquisizione della posizione IVA, individuale e societaria, deve costituire un obbligo prioritario per i troppi “evasori autorizzati”. Inoltre l’acquisizione della stessa a scopi professionali deve prevedere chiare forme di incompatibilità con l’attività di servizio pubblico.

Società tra Professionisti – La Legge12-11-2011 n.183, consente la formazione di Società tra Professionisti che ammettono la presenza di soci “di solo capitale”, senza porre limiti alle quote di partecipazione di questi ultimi. Nel caso in cui i Professionisti fossero componente minoritaria nell’ambito della Società, potrebbero perdere la caratteristica fondamentale della Libera Professione, l’autonomia. Riteniamo, pertanto, che sia indispensabile modificare il disposto, prevedendo che ai Professionisti debba essere riservata la maggioranza nelle quote di partecipazione, a garanzia della prevalenza del contenuto professionale societario rispetto alle esigenze di profitto del capitale.

Giovani Liberi Professionisti – Tirocinio – E’ un nodo cruciale per il futuro del nostro Paese. Vi sono decine di migliaia di giovani colleghi Architetti, Ingegneri, Periti e Geometri, che prestano la loro opera intellettuale presso Studi e Società, percependo compensi di mera sopravvivenza su presentazione di fattura: è un popolo di Partite IVA con un unico cliente, ma a tutti gli effetti si tratta di dipendenti in quanto privi dell’autonomia professionale che caratterizza il Libero Professionista. E una situazione del tutto anomala, causata anche dal sistema dei ribassi sopra accennato.
Nelle nostre professioni coesistono aspetti tecnici e responsabilità sociali (per la sicurezza, per l’ambiente, per il benessere) che obbligano ad una continua formazione culturale ed operativa e che presupporrebbero forme di tirocinio post-universitario o post-diploma da svolgersi presso gli studi dei liberi professionisti, ma i cui oneri siano equilibrati rispetto alle esigenze del lavoro. Data l’attuale situazione sociale, può anche essere previsto un salario minimo di sostegno, se certificato da collaborazione svolta in Studi professionali: in tal modo il sussidio statale non andrebbe disperso in mero assistenzialismo, ma finalizzato alla formazione dei giovani ed alla crescita degli stessi e degli Studi che li ospitano.

Previdenza – Tutte le libere professioni, aderenti a Confedertecnica sono tutelati previdenzialmente attraverso un’Associazione di Diritto Privato soggette comunque ai controlli dei Ministeri competenti. Non vi è alcun onere a carico dello Stato. Riteniamo che sia una ricchezza da salvaguardare, nella consapevolezza della necessità di garantire, con una gestione oculata delle risorse, la sostenibilità del nostro sistema previdenziale, così come correttamente richiesto dal Governo. L’ipotesi di costituire un’unica Cassa di Previdenza per tutte le Libere Professioni non ci pare perseguibile, stante le peculiarità di ciascuna di esse. Il passaggio ad un integrale sistema contributivo – peraltro già parzialmente utilizzato – e l’abolizione o modifica delle pensioni di anzianità, che risultano essere tra gli obiettivi che il Governo intende perseguire, dovranno certamente trovare risposte nelle singole casse.

Note finali – L’analisi volutamente schematica e gli indirizzi dinanzi delineati – sicuramente congruenti con l’impegno del Governo per una riforma che generi equità e sviluppo e non richieda costi pubblici – sono proiettati verso un sistema che operi limitando il prevalere attuale, fino alla prevaricazione, di interessi di parte e ponga fine allo stato di difficoltà in cui versano i tecnici liberi professionisti.
Confidiamo che si prenda finalmente consapevolezza che un sistema aperto di liberalizzazioni non può prescindere da una burocrazia aperta alla società e consona dei propri limiti, da un settore Universitario che comprima forme di duplice o triplice lavoro, dalla attività autoreferenziale di alcuni Enti, dalla soggettività di iniziative di dubbia opportunità da parte delle Casse di Previdenza, nonchè dalle improprie interferenze di parte rappresentativa del mondo imprenditoriale, interessato ad appropriarsi del controllo della qualità e costi dei servizi professionali nell’abbattimento di ogni regola.
Solo regole certe e certezza di applicazione delle regole potranno impedire che un grande patrimonio di capacità tecniche e conoscenze, riconosciute ovunque ed ad ogni livello, non vada disperso. Sarebbe una iattura non solo e non tanto per i Liberi Professionisti, ma soprattutto per il nostro Paese, al quale vogliamo poter dare ancora il nostro importante contributo, in termini culturali ed economici.

IL SEGRETARIO NAZIONALE                                                    IL PRESIDENTE
(Prof. P. I. Enrico Stasi)                                         (Dott. Ing. Francesco Galluccio)

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