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	<title>INARSIND</title>
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	<description>InArSind - Sindacato Ingegneri e Architetti Liberi Professionisti Italiani</description>
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		<title>Le lobby del quartierino</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 09:50:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ovvero come annullare ogni necessario contributo utile alla modernizzazione del paese e alle liberalizzazioni E’ di questi giorni la notizia che 2400 emendamenti sono stati presentati in Commissione Industria del Senato sul decreto relativo alle liberalizzazioni . Un numero di per sé impressionante soprattutto se si tiene conto che i senatori sono “solo” 315. Qualcuno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ovvero come annullare ogni necessario contributo utile alla modernizzazione del paese e alle  liberalizzazioni </strong></p>
<p>E’ di questi giorni la notizia che 2400  emendamenti sono stati presentati in Commissione Industria del Senato sul decreto relativo alle  liberalizzazioni  . Un numero di per sé impressionante  soprattutto se si tiene conto che i senatori sono “solo” 315.<br />
Qualcuno sostiene che le lobby,  soprattutto dei professionisti,  sono venute allo scoperto con proposte senza mediazioni se non quella del Senatore che ha pazientemente raccolto ogni tipo di emendamento pensando alle prossime elezioni del 2013 e seguendo il motto “un emendamento non si nega a nessuno”. Ma tutte queste pressioni giovano davvero alla causa dei liberi professionisti? Porteranno ad un miglioramento di un decreto legge che è stato fatto in fretta per dare risposte all’Europa ma anche ad altre ben più potenti lobby? Quelle lobby che  magari oggi non presentano emendamenti ma che già prima dell’insediamento del governo Monti avevano le idee chiarissime su come “acquisire” la parte di mercato professionale  che nelle mani dei Confindustriali potrebbe ancora avere una suscettività economica. Mi riferisco chiaramente alle grandi industrie, le banche e le assicurazioni che, solo a fine ottobre,  proponevano in un documento comune a gran voce l’adozione di soli  5 provvedimenti fra cui, al secondo posto, le liberalizzazioni (degli altri) come se quest’ultime  potessero rappresentare  un toccasana per l’economia italiana in crisi. </p>
<p>Il Governo Monti, nonostante le premesse,  saggiamente,  ha deciso di non fare grosse forzature  limitandosi ad intervenire per lo più su  questioni di principio come l’eliminazione delle tariffe (abolite nella sostanza 5 anni prima da Bersani)  o imponendo un limite temporale al tirocinio, piuttosto che l’assicurazione obbligatoria o il preventivo a semplice richiesta del committente. Tutti elementi sostanzialmente anticipati  dalla legge 14 settembre 2011, n. 148  del precedente Governo. Questioni di principio che nella sostanza non modificano il lavoro dei “veri liberi professionisti”, almeno di quelli tecnici, visto che ad oggi per gli architetti e gli ingegneri il tirocinio non è neppure previsto, che nessun libero professionista pensa di intraprendere un lavoro senza un disciplinare, un contratto o un preventivo che stabilisca le prestazioni da rendere, l’onorario e le modalità di pagamento e che l’assicurazione, questa si troppo costosa e oggetto di sostanziale monopolio, è di fatto una necessità per l’esercizio di qualunque professione organizzata.</p>
<p>Questi nuovi obblighi però costituiscono un’ulteriore ostacolo  per i giovani che,  all’inizio della loro carriera,  non hanno spesso  la capacità di imporsi con il committente per quanto attiene l’aspetto economico, rischiano di subire un tirocinio senza un “equo compenso” e si trovano ad affrontare, con un modestissimo giro d’affari, l’ulteriore costo di una assicurazione per cui è necessaria una decisa azione di supporto almeno verso i giovani professionisti che per i primi 5 anni dovrebbero avere cospicue agevolazioni economiche. Inoltre l’eliminazione delle tariffe, anche solo come riferimento,  mette di fatto  in “crisi” il settore dei lavori pubblici perché non consente alle amministrazioni di stabilire a priori, neanche in forma presuntiva,  i costi completi dell’opera lasciando  ai singoli uffici tecnici l’onere  (discrezionale?) di stabilire le competenze,  fra l’altro senza l’obbligo di alcun criterio di qualità delle prestazioni da rendere. In sostanza si creano i presupposti di uno  scenario di un mercato allo sbando non tanto per le opere private dove volendo è possibile lasciare tutto  alla libera contrattazione (o meglio a delle convenzioni fra associazioni di liberi professionisti e associazioni di consumatori) ma per il settore pubblico che per sua natura ha necessità di riferimenti validi per tutti anche per evitare potenziali abusi.</p>
<p>Inoltre  è necessario risolvere il vulnus creato dalla recente legge di stabilità che consente la formazione di Società tra Professionisti, anche di capitale, senza porre limite alla partecipazione di quest’ultimo, profilando situazioni nelle quali i Professionisti potrebbero essere componente minoritaria delle Società e quindi perdere la caratteristica fondamentale e irrinunciabile della Libera Professione: l’autonomia.</p>
<p>In questo clima rovente le professioni anziché unirsi e ragionare pragmaticamente sulle modifiche indispensabili  da chiedere  si sono  divise pensando ognuna alle proprie peculiarità. Questa volta però c’è una novità: il Governo, nella fretta di produrre i  provvedimenti e temendo le resistenze dei professionisti,  ha praticamente evitato qualunque reale forma di concertazione   con le categorie interessate stimolando di fatto  gruppi di interesse composti  anche di poche decine di  professionisti  a sollecitare i loro amici Senatori a  presentare una valanga di emendamenti saltando financo le segreterie dei partiti. Molte proposte   evidentemente sono  con posizioni contrapposte con l’unico ovvio risultato che, probabilmente,  il  Governo sarà “costretto” a chiedere la fiducia eliminando di fatto,  assieme ai molti emendamenti rappresentativi di interessi particolari,  anche quelli utili e necessari per far funzionare davvero “con equità” le stesse liberalizzazioni.<br />
Ci auguriamo che l’iter della prossima riforma sulle professioni, che dovrà concludersi entro l’estate, segua altri meccanismi partecipativi  affinché un grande patrimonio di capacità tecniche e conoscenze, riconosciute ovunque ed ad ogni livello, non vada disperso consentendo ai Liberi Professionisti di dare all’Italia, come hanno sempre fatto, un importante contributo in termini culturali ed economici anche e soprattutto in questo periodo di crisi.</p>
<p>Salvo Garofalo</p>
<p>Allegato: <a href="http://www.inarsind.org/wp-content/uploads/2012/02/Lettera-_al_-Presidente_-Monti.pdf" target="blank">Lettera di INARSIND al Presidente del Consiglio Sen. Mario Monti</a> (PDF 197 KB)</p>
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		<title>Inarsind: Le Casse dei liberi Professionisti non si toccano</title>
		<link>http://www.inarsind.org/blog/2012/02/06/inarsind-la-casse-dei-liberi-professionisti-non-si-toccano/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 10:50:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;autonomia&#160; delle casse&#160; private &#232; un valore irrinunciabile. Un netto&#160; no a fantasiosi e inopportuni accorpamenti&#160; degli Enti di previdenza che non gravano sul bilancio dello stato Il Comitato Nazionale del Sindacato ha esaminato le norme legislative gi&#224; emanate ed intende esprimere alcune valutazioni, non scevre da preoccupazione, in riferimento a quanto disposto dal cosiddetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><b>L&rsquo;autonomia&nbsp;  delle casse&nbsp; private &egrave; un valore  irrinunciabile. <br />
  Un netto&nbsp; no a fantasiosi  e inopportuni accorpamenti&nbsp; degli Enti di  previdenza che non gravano sul bilancio dello stato</b></p>
<p>Il Comitato  Nazionale del Sindacato ha esaminato le norme legislative gi&agrave; emanate ed  intende esprimere alcune valutazioni, non scevre da preoccupazione, in  riferimento a quanto disposto dal cosiddetto <i>&quot;Decreto Salva  Italia&quot;</i>, poi convertito nella Legge 22-12-2011, n. 214, relativamente  alle Casse di Previdenza private &#8211; articolo 24, comma 24 &#8211; e quindi anche ad  INARCASSA, l&#8217;Associazione che tutela previdenzialmente gli Architetti e gli Ingegneri&nbsp; Liberi Professionisti.<br />
  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; INARCASSA, Associazione di Diritto  Privato, ma comunque soggetta ai controlli dei Ministeri competenti, previsti  dal D.Lgs. 30-06-1994, n. 509, rappresenta una ricchezza da salvaguardare, nella  consapevolezza della necessit&agrave; di garantire, con una gestione oculata delle  risorse, la sostenibilit&agrave; del nostro sistema previdenziale. Si tenga presente  che l&#8217;Associazione svolge il proprio compito istituzionale in piena autonomia e  senza alcun onere a carico dello Stato.<br />
  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Questo Sindacato ritiene che tale  caratteristica sia assolutamente &nbsp;da  preservare, certo nel rigore e nella trasparenza gestionali. Non si tratta di  un arroccamento su posizioni meramente difensive o conservative, ma della  constatazione della validit&agrave; di un sistema, che noi stessi dobbiamo e vogliamo  governare. E&#8217; significativo in tal senso che INARSIND abbia istituito ben prima  delle norme citate, come supporto esterno di monitoraggio e verifica, un  Osservatorio composto da esperti sui temi previdenziali, che fornir&agrave; a breve  termine i risultati di un primo approfondito studio, a conferma della partecipazione  attiva dei Liberi Professionisti alle vicende della propria Associazione  Previdenziale. <br />
  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Non intendiamo entrare  specificatamente nel merito di quanto disposto dalla citata Legge 214/2011 n&eacute;  dei provvedimenti che INARCASSA, attraverso il &ldquo;nostro&rdquo; Comitato dei Delegati, &nbsp;dovr&agrave; adottare e tuttavia non possiamo  esimerci dall&#8217;esprimere alcune perplessit&agrave; sull&#8217;iniziativa posta in essere dal  Governo. <br />
  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Si osserva in primo luogo come fosse  irragionevole il termine di tre mesi assegnato alle Casse per ottemperare a  quanto richiesto. Ci si domanda inoltre per quali motivi, a fronte della spesa  per prestazioni pensionistiche, debbano essere considerate solo le entrate  contributive e non anche il patrimonio. Ed ancora quali siano le ragioni per le  quali i bilanci tecnici debbano essere improvvisamente riferiti ad un arco  temporale tanto consistente- cinquanta anni &#8211; che certamente creerebbe problemi  anche all&#8217;INPS e che &egrave; di gran lunga superiore alla durata media di  contribuzione (37 anni a 65 anni anche per le donne) vista l&rsquo;et&agrave; (28 anni)  media con cui il nostro Stato fa laureare i  nostri colleghi. Queste evidenti forzature fanno supporre un mal celato  disegno, gi&agrave; peraltro enunciato in tempi recenti e che non condividiamo  assolutamente , di accorpamento di tutte le Casse autonome in una unica  Cassa&nbsp; all&#8217;interno dell&#8217;INPS, cancellando  cos&igrave; le positive peculiarit&agrave; di ciascuna di esse e, ci pare, in evidente  contraddizione rispetto ai principi di &quot;liberalizzazione&quot; tanto sostenuti  dall&rsquo;attuale &nbsp;Governo.<br />
  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;INARSIND ritiene invece doveroso richiamare  l&#8217;attenzione delle Forze Politiche e del Governo sul fatto che le contribuzioni  previdenziali sono riferite ai redditi dei Liberi Professionisti e che questi  redditi ormai da troppo tempo sono pesantemente contratti, per motivi diversi,  ma convergenti; vogliamo qui limitarci a segnalarne uno tra i pi&ugrave; significativi  ed incidenti: la concorrenza impropria dei dipendenti pubblici e dei docenti di  ogni ordine e grado, che svolgono attivit&agrave; professionali esterne (doppio o triplo  lavoro).<br />
  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; E&#8217; una situazione che riteniamo  ormai inaccettabile soprattutto in tempi di crisi e con i livelli di  disoccupazione giovanile attuali &nbsp;ed alla  quale confidiamo che il Governo, coerentemente ai principi di equit&agrave; tante  volte annunciati, &nbsp;voglia finalmente  porre termine, avendo coscienza che la Libera Professione  &egrave; una scelta di vita, coraggiosa e rischiosa e sottrarle linfa preziosa,  coperti da uno stipendio sicuro e spesso di certo rilievo, non deve e non pu&ograve; &nbsp;essere pi&ugrave; consentito. <br />
  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La &quot;sofferenza&quot; nei  redditi libero professionali si traduce in &quot;sofferenza&quot; nelle  contribuzioni ad INARCASSA e quindi per la sostenibilit&agrave; del sistema, sicch&eacute; &nbsp;la penalizzazione diventa duplice.<br />
  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; In definitiva INARSIND ribadisce la  piena efficacia dell&#8217;autonomia di INARCASSA e quindi la necessit&agrave; di mantenerla  e rafforzarla, anche con provvedimenti seri ed incisivi, che consentano ai  suoi/nostri iscritti di recuperare redditi che, soprattutto per i nostri  Giovani, costituirebbero motivo di fiducia nell&#8217;attivit&agrave; libero professionale  intrapresa, con indubbi vantaggi per l&#8217;Economia del nostro Paese.<br />
  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; INARSIND operer&agrave; in ogni sede e con  ogni mezzo affinch&eacute; si ascoltino le sue valutazioni e se ne comprendano, senza  pregiudizi, le buone ragioni.</p>
<p>  Roma, l&igrave; 06  Febbraio 2012</p>
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		<title>Inarsind chiede procedure semplificate anche per le gare di servizi di architettura e ingegneria</title>
		<link>http://www.inarsind.org/blog/2012/01/30/inarsind-chiede-procedure-semplificate-anche-per-le-gare-di-servizi-di-architettura-e-ingegneria/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 13:37:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Inarsind, in rappresentanza degli architetti e ingegneri liberi professionisti, plaude all’iniziativa del governo Monti sulle semplificazioni a favore delle imprese per la partecipazione agli appalti pubblici. L’agevolazione, consistente in un’unica comunicazione all’Autorità di Vigilanza sui Lavori Pubblici di tutta la documentazione (atti, dichiarazioni e fotocopie, sempre le stesse nella sostanza, ma sempre diverse nella forma) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Inarsind, in rappresentanza degli architetti e ingegneri liberi professionisti, plaude all’iniziativa del governo Monti sulle semplificazioni a favore delle imprese per la partecipazione agli appalti pubblici. L’agevolazione, consistente in un’unica comunicazione all’Autorità di Vigilanza sui Lavori Pubblici di tutta la documentazione (atti, dichiarazioni e fotocopie, sempre le stesse nella sostanza, ma sempre diverse nella forma)  necessaria per la partecipazione, sarà a disposizione delle pubbliche amministrazioni presso l’Autorità, consentirà la partecipazione alle gare ed eviterà di far sorgere contestazioni in merito alla regolarità della documentazione con un evidente risparmio di tempi e ricorsi alla magistratura amministrativa. Inarsind chiede al governo Monti che le validissime semplificazioni vengano estese anche ai liberi professionisti per la partecipazione alle gare di affidamento dei servizi di architettura e ingegneria così come da tempo e più volte richiesto dall’Associazione degli architetti ed ingegneri liberi professionisti. Non si comprende perché tutti i tecnici liberi professionisti e le due categorie professionali in particolare, non siano state ricomprese nella norma atteso che gli atti e i documenti sono del tutto analoghi a quelli delle imprese.<br />
Inarsind propone inoltre che sia prevista una sanzione per quelle pubbliche amministrazioni che non dovessero aderire celandosi dietro il paravento della “lex specialis” del bando che svuoterebbe di efficacia la norma appena approvata.</p>
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		<title>Le richieste di Inarsind al Presidente Monti</title>
		<link>http://www.inarsind.org/blog/2012/01/16/le-richieste-di-inarsind-al-presidente-monti/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 12:11:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi incontro di Confedertecnica con il Ministro Fornero sul  tema la “riforma delle professioni” Oggi 16 Gennaio alle ore 16 Confedertecnica è stata invitata dal Ministro Fornero per discutere della prossima riforma delle professioni. Nell’incontro Confedertecnica presente un documento condiviso fra Inarsind, Federarchitetti, Federperiti e Federgeometri che sarà pubblicato a breve. Inarsind ha già richiesto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Oggi incontro di Confedertecnica con il Ministro Fornero sul  tema la “riforma delle professioni”</strong></p>
<p>Oggi 16 Gennaio alle ore 16 Confedertecnica è stata invitata dal Ministro Fornero per discutere della prossima riforma delle professioni. Nell’incontro Confedertecnica presente un documento condiviso fra Inarsind, Federarchitetti, Federperiti e Federgeometri che sarà pubblicato a breve.<br />
Inarsind ha già richiesto un incontro con i Ministri del Lavoro e Politiche Sociali Prof.ssa Elsa Fornero e  della Giustizia Avv. Prof. Paola Severino<br />
Di seguito la lettera al Presidente Monti inviata da Inarsind poco dopo il suo insediamento:</p>
<blockquote><p>Egregio Signor Presidente del Consiglio,</p>
<p>Il Sindacato Nazionale Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti Italiani &#8211; INARSIND, che attraverso CONFEDERTECNICA è parte sociale e partecipa, con gli altri Sindacati delle Professioni Tecniche, al &#8220;Tavolo della Concertazione&#8221;, ha deciso di rivolgersi ad Ella per indirizzarLe le proprie osservazioni su alcuni temi, che già sono alla Sua attenzione e che rivestono un rilievo vitale per i Colleghi rappresentati.</p>
<p>Il nostro Paese sta attraversando una grave crisi, in conseguenza della situazione economico finanziaria determinatasi a livello internazionale e del ritardo nell&#8217;assunzione di seri provvedimenti, che sappiamo essere nell&#8217; agenda del Suo Governo. Lo stato di precarietà della nostra Libera Professione, ora in assoluta emergenza esistenziale, ha certamente origini più lontane nel tempo e proprie delle peculiarità del <em><strong>sistema italiano delle Professioni Tecniche</strong></em>. Non intendiamo svolgere qui un’analisi dettagliata di talispecificità; riteniamo tuttavia doveroso segnalarLe alcune considerazioni, al fine di individuarne e comprenderne le criticità.</p>
<p><strong><em>Società tra Professionisti</em></strong> &#8211; Un recente provvedimento, nella Legge12-11-2011, n.183 (Legge di Stabilità 2012), consente la formazione di Società tra Professionisti, anche di capitale, senza porre limite alla partecipazione di quest&#8217;ultimo, profilandosi situazioni nelle quali i Professionisti potrebbero essere componente minoritaria delle Società e quindi perdere la caratteristica fondamentale della Libera Professione, l&#8217;autonomia. Riteniamo che sia necessario intervenire a modifica del disposto, prevedendo che ai Professionisti debba essere riservata la maggioranza nelle quote di partecipazione, a garanzia della prevalenza del contenuto professionale societario rispetto alle esigenze di profitto del capitale.<br />
<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>Liberalizzazioni</em></strong> &#8211; Tra i provvedimenti che il Suo Governo sta per assumere ci consta esserci anche un intervento di riforma del <strong><em>sistema ordinistico</em></strong>. Esprimiamo l&#8217;auspicio che possa essere incisivo e di reale modernizzazione , con un&#8217;attenzione particolare alle specificità della Libera Professione di Architetto ed Ingegnere. Ci permettiamo di ricordarLe che, nell&#8217;attuale sistema, sono iscritti ai nostri Ordini anche i dipendenti di Aziende private e i dipendenti di Enti Pubblici che spesso rappresentano la controparte dei Liberi Professionisti. Si tratta quindi di una evidente anomalia specifica degli Ordini degli Architetti e degli Ingegneri, che confidiamo venga risolta con il giusto equilibrio che siamo certi sarà presente nella riforma che Ella vorrà promuovere.</p>
<p>Per quanto riguarda le <strong><em>tariffe minime</em></strong>, non abbiamo alcuna contrarietà alla loro soppressione &#8211; peraltro già ampiamente applicata alle nostre Professioni di Architetto e di Ingegnere -. Riteniamo però che essa vada accompagnata finalmente da un controllo della qualità delle prestazioni fornite e dei risultati finali: è noto, per esempio, che i ribassi ottenuti &#8211; e pretesi &#8211; dalle Pubbliche Amministrazioni sui compensi professionali per le Opere Pubbliche, non rappresentano affatto un vantaggio per le medesime, che a fine lavori, proprio per la qualità delle prestazioni fornite &#8211; bassa, come il compenso -, tra perizie, riserve e contenziosi, si trovano a spendere più di quanto abbiano &#8220;risparmiato&#8221; e con opere di scarsa qualità.</p>
<p><em><strong>Giovani Liberi Professionisti</strong></em> &#8211; E&#8217; un nodo cruciale per il futuro del nostro Paese. Vi sono decine di migliaia di giovani colleghi Architetti ed Ingegneri che prestano la loro opera intellettuale presso Studi e Società, percependo compensi di mera sopravvivenza su presentazione di fattura: è un <em><strong>popolo di Partite IVA</strong></em>, ma a tutti gli effetti si tratta di dipendenti, in quanto privi dell&#8217;autonomia professionale che caratterizza il Libero Professionista. E una situazione del tutto anomala, causata anche dal sistema dei ribassi sopra accennato.<br />
Ma tra le cause vi è anche quella di una forte erosione del monte lavori per i Liberi Professionisti in conseguenza del fatto che vi sono Architetti ed Ingegneri, che godono già di un lavoro e quindi di unostipendio sicuro (Dipendenti Pubblici ma anche Dipendenti di Aziende Private e Docenti,) ed ai quali è consentito il cosiddetto<strong><em> doppio od anche triplo lavoro</em></strong>. Riteniamo che, per lo stato di grave sofferenza della nostra Professione e soprattutto dei nostri giovani, non sia più possibile permetterci simili sperequazioni, per la verità esecrabili anche dal punto di vista etico.</p>
<p><em><strong>Previdenza</strong></em> &#8211; Gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti sono tutelati previdenzialmente attraverso un&#8217;Associazione di Diritto Privato, <strong>INARCASSA</strong>, soggetta comunque ai controlli dei Ministeri competenti.</p>
<p>Non vi è alcun onere a carico dello Stato. Riteniamo che sia una ricchezza da salvaguardare, nella consapevolezza della necessità di garantire, con una gestione oculata delle risorse, la sostenibilità del nostro sistema previdenziale, così come correttamente richiesto dal Governo. L&#8217;ipotesi di costituire un&#8217;unica Cassa di Previdenza per tutte le Libere Professioni non ci pare perseguibile, stante le peculiarità di ciascuna di esse. Il passaggio ad un integrale sistema contributivo &#8211; peraltro già parzialmente utilizzato &#8211; e l&#8217;abolizione /modifica delle pensioni di anzianità, che risultano essere tra gli obiettivi che il Suo Governo intende perseguire ,dovranno certamente trovare risposte in Inarcassa ; in questo senso il nostro Sindacato, con senso di responsabilità verso le nuove generazioni di professionisti, si è già espresso formalmente, anche con la costituzione di un Osservatorio per il monitoraggio e per la formulazione di proposte esterne all&#8217;Associazione Previdenziale a cui collaborano economisti ed attuari di grande valore.</p>
<p>Signor Presidente del Consiglio, l&#8217;analisi volutamente schematica dinanzi delineata prospetta un quadro difficile per la Libera Professione degli Architetti e degli Ingegneri, con un futuro incerto, se non pericolosamente segnato. Confidiamo in un cambio di direzione deciso, responsabile e lungimirante nell&#8217;azione del Governo da Ella presieduto, affinché un grande patrimonio di capacità tecniche e conoscenze, riconosciute ovunque ed ad ogni livello, non vada disperso. Sarebbe una iattura non solo e non tanto per i Liberi Professionisti, ma soprattutto per il nostro Paese, al quale vogliamo poter dare ancora il nostro importante contributo, in termini culturali ed economici.</p>
<p>Restiamo in attesa di segnali confortanti in tale direzione, disponibili ad ogni utile confronto.</p></blockquote>
<p>Scarica la <a href="http://www.inarsind.org/wp-content/uploads/2012/01/Lettera-_al_-Presidente_-Monti.pdf" target="_blank"><u>Lettera ufficiale</u></a> (PDF 197 KB)</p>
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		<title>Aperta la campagna iscrizioni 2012</title>
		<link>http://www.inarsind.org/blog/2012/01/14/aperta-la-campagna-iscrizioni-2012/</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 11:27:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche quest’anno iscriversi ad Inarsind conviene!!! Oltre a sostenere la Libera professione Tecnica e quindi i Tuoi interessi avrai una serie di importati agevolazioni che superano di gran lunga il costo dell’iscrizione. Accesso gratuito a Log-on di Europaconcorsi:  un pacchetto servizi diversificato, che oltre a fornire i bandi integrali dei concorsi e delle gare di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Anche quest’anno iscriversi ad Inarsind conviene!!!</h2>
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		<title>Firmato il nuovo contratto per gli studi professionali</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 08:42:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutte le novità  del Ccnl sottoscritto da Confedertecnica, Confprofessioni e le organizzazioni sindacali dei lavoratori dipendenti Il Contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti degli studi professionali, sottoscritto da Confedertecnica e Confprofessioni con le organizzazioni sindacali dei lavoratori del settore (Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil) lo scorso 29 novembre a Roma, contiene importanti novità destinate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tutte le novità  del Ccnl sottoscritto da Confedertecnica, Confprofessioni e le organizzazioni sindacali dei lavoratori dipendenti</strong></p>
<p>Il Contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti degli studi professionali, sottoscritto da Confedertecnica e Confprofessioni con le organizzazioni sindacali dei lavoratori del settore (Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil) lo scorso 29 novembre a Roma, contiene importanti novità destinate ad avere un notevole impatto nella regolazione dei rapporti di lavoro all’interno degli studi professionali. Di seguito i punti più rilevanti.</p>
<p><strong>Nuova classificazione del personale</strong>. L’articolo contrattuale relativo alla classificazione del personale è stato completamente rivisto. Nella precedente versione del Ccnl era presente soltanto una classificazione generale da ritenersi non più rispondente alla realtà occupazionale e professionale del comparto. Si è pertanto stabilito di introdurre cinque classificazioni del personale, valide per ognuna delle cinque macroaree, ed ognuna divisa in otto livelli classificatori e retributivi.</p>
<p><strong>Aumenti retributivi</strong>. Il rinnovo contrattuale stabilisce nuovi livelli retributivi sostanzialmente contenuti a partire dal 1° ottobre 2010 e con validità retroattiva. L’accordo prevede, infatti, un aumento della retribuzione pari a 87,50 euro lordi (riferito al 3° livello).</p>
<p><strong>Più forza alla bilateralità</strong>. Sulla scia dei risultati raggiunti negli ultimi anni dagli enti bilaterali, Cadiprof ed Ebipro, le Parti sociali hanno deciso di valorizzare e potenziare ulteriormente la bilateralità di settore per estendere le tutele di welfare contrattuali. Da una parte, il Contratto collettivo degli studi recepisce gli ultimi orientamenti ministeriali, secondo cui le prestazioni erogate dagli enti bilaterali rappresentano un diritto contrattuale di natura retributiva, stabilendo che il datore di lavoro non aderente al sistema della bilateralità sia tenuto a corrispondere a ogni singolo lavoratore una somma pari a 22 euro per 14 mensilità, che rientra nella retribuzione e nella base di calcolo per il Trattamento di fine rapporto. Dall’altra parte, un gruppo di lavoro avrà il compito di studiare e verificare il fenomeno delle collaborazioni coordinate e continuative, dei rapporti di praticantato e, in generale, dei rapporti di lavoro atipici. Infine, per far fronte all’aumento della spesa sanitaria, il contributo versato a Cadiprof è stato aumentato di 1 euro mensile a partire dal 1° ottobre 2011 e di un altro euro che scatterà dal 1° settembre 2013.<br />
Il nuovo Ccnl apre così la possibilità di regolamentare a livello territoriale istituti quali gli accordi per l’incremento della produttività, efficienza, competitività, qualità delle prestazioni, redditività e innovazione; il contratto di lavoro a termine; il lavoro a tempo parziale; l’orario di lavoro; l’apprendistato; i tirocini formativi e di orientamento &#8211; stage; i contratti di inserimento; il lavoro a chiamata (job on call) e somministrazione di lavoro; la stipulazione di accordi quadro a livello territoriale; la previdenza complementare per l’adesione a fondi di previdenza complementare territoriale; la formazione con le diverse istituzioni universitarie, regionali o provinciali;<br />
<strong>Nuovi strumenti contrattuali</strong>. Oltre i tirocini e gli stage già presenti nel precedente contratto, il nuovo Ccnl si propone di incentivare l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro attraverso una ampia serie di innovativi strumenti contrattuali, che vanno da una forma di lavoro a termine, specificamente finalizzata al coinvolgimento degli studenti universitari in percorsi brevi e coerenti con il percorso di studi, ad alcune tipologie di lavoro flessibile necessarie per gestire al meglio le proprie esigenze. Su questo fronte, va segnalata la previsione del contratto di lavoro a chiamata, strumento contrattuale mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore per lo svolgimento di una prestazione di lavoro in base a necessità di carattere temporaneo. Nel Ccnl viene inoltre disciplinato il contratto di inserimento. Si tratta di un contratto che favorisce l’inserimento o il reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori over 50, dei giovani e delle donne. Per questa fattispecie contrattuale è prevista una riduzione del 25% degli oneri sociali.</p>
<p><strong>Apprendistato</strong>. Un capitolo a parte merita il nuovo apprendistato, che debutta in un contratto collettivo con tutti i cambiamenti previsti dal recente Testo unico. In linea generale tutte le tipologie di apprendistato (apprendistato per la qualifica ed il diploma professionale, apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere e apprendistato di alta formazione e ricerca) vengono disciplinate dal nuovo Ccnl degli studi professionali. La regolamentazione comune applicabile a tutti gli apprendisti prevede: il divieto di retribuzione a cottimo; il finanziamento della formazione (da parte del fondo interprofessionale del comparto, Fondoprofessioni); il prolungamento del periodo di apprendistato in caso di malattia infortunio o altra causa di sospensione involontaria superiore ai 30 giorni; l’applicazione delle norme sulla maternità e assegni familiari; differenti modalità di formazione (in aula, e-learning). Per quanto riguarda l’apprendistato per il praticantato per l’accesso alle professioni ordinistiche e per altre esperienze professionali, entro tre mesi dalla sottoscrizione del contratto le parti si riuniranno per disciplinare la suddetta tipologia contrattuale. In attesa di raccordare con il sistema ordinistico i percorsi formativi rivolti alla figura del apprendista-praticante, l’attenzione si focalizza sull’apprendistato professionalizzante. È infatti sul cosiddetto contratto di mestiere che si riscontrano le maggiori novità per i datori di lavoro liberi professionisti.</p>
<p><a title="Nuovo Contratto" href="http://www.inarsind.org/wp-content/uploads/2011/12/CCNL.pdf" target="_blank">Scarica il nuovo contratto (PDF 26Mb)</a></p>
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		<title>Una legge di stabilità che destabilizza</title>
		<link>http://www.inarsind.org/blog/2011/11/28/una-legge-di-stabilita-che-destabilizza/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 07:39:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Alcune note a margine della recente “Legge di stabilità” riguardante, fra l’altro, la riforma degli ordini professionali e le società tra professionisti) Leggendo l’art. 10 della Legge 12/11/2011 n. 183 (la legge di stabilità, ovvero l’ultimo atto del passato Governo Berlusconi) si percepisce come siamo ancora lontanissimi da una sostanziale ancorché efficace riforma delle professioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">(Alcune note a margine della recente “Legge di stabilità” riguardante, fra l’altro, la riforma degli ordini professionali e le società tra professionisti)</p>
<p>Leggendo l’art. 10 della Legge 12/11/2011 n. 183 (la legge di stabilità, ovvero l’ultimo atto del passato Governo Berlusconi) si percepisce come siamo ancora lontanissimi da una sostanziale ancorché efficace riforma delle professioni e come ormai si diverga vistosamente dall’abrogazione degli ordini professionali.</p>
<p>Se l’intento del legislatore era quello di favorire l’occupazione e creare nuove opportunità di lavoro liberalizzando l’accesso alle professioni, è del tutto evidente che chi ha scritto la norma poco o nulla sa di libere professioni e problemi connessi (almeno per quello che concerne gli architetti e gli ingegneri), avendo, di fatto, ridotto tutto ad una serie di buoni propositi e di generici enunciati: “&#8230;<em> l&#8217;accesso alla professione e&#8217; libero e il suo esercizio e&#8217; fondato e ordinato sull&#8217;autonomia e sull&#8217;indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnica, del professionista</em>&#8230;.(lett. <em>a)</em> comma 5 art. 3 Legge 14/09/2011 n.148)”: ma perché, prima com’era? Oltre ai buoni propositi ed agli enunciati, che a nulla giovano sul fronte del tentativo di creare nuova occupazione, il legislatore ha pensato bene di complicare ulteriormente la vita di quelli che questa occupazione cercano, ogni giorno, col coltello tra i denti, di mantenerla.</p>
<p>Alla lettera <em>b)</em> (stesso comma e stessa legge), infatti, viene introdotto “&#8230; <em>l&#8217;obbligo per il professionista di seguire percorsi di formazione continua permanente predisposti sulla base di appositi regolamenti emanati dai consigli nazionali, &#8230;. La violazione dell&#8217;obbligo di formazione continua determina un illecito disciplinare e come tale e&#8217; sanzionato sulla base di quanto stabilito dall&#8217;ordinamento professionale che dovrà integrare tale previsione</em>”; ma noi a quest’obbligo, volenti o nolenti, consciamente o inconsciamente, assolviamo già: quale buon ingegnere o architetto libero professionista, infatti, riesce a stare per anni e anni sul mercato e ad acquisire e portare  a termine nuove commesse se non si sottopone ad un continuo aggiornamento sia sul piano tecnico che normativo? Adesso, molto probabilmente, saremo molto meno liberi nello scegliere come investire i nostri soldi in formazione. Si presenta, inoltre, il rischio della nascita di un deprecabile mercimonio della formazione, come avvenuto già in altri settori (dall’istruzione alla sanità), senza che si abbia un concreto beneficio per la categoria e per la committenza. Come se non bastasse, ora collezioniamo un ennesimo motivo di sanzione, dagli ordini! Relativamente al tema dell’aggiornamento e della formazione continua è auspicabile che i Sindacati delle Libere Professioni non siano esclusi dal novero dei soggetti ai quali ne è demandata l’organizzazione e la gestione e dalla emanazione dei relativi regolamenti che, per ora, la legge affida solo ai consigli nazionali degli ordini.</p>
<p>Ben venga il tirocinio (lettera <em>c)</em> comma 5 art. 3 Legge 14/09/2011 n.148), considerato il decadimento del livello di preparazione medio delle nuove leve (non per colpa loro, ma per lo scempio che hanno subito i corsi di laurea in seguito alla riforma che ha introdotto la laurea breve) e tenuto conto che l’università non può (e forse non deve) fornire la formazione “sul campo” necessaria per ben acquisire “il mestiere”. L’introduzione del tirocinio, a mio parere, costituisce anche un chiaro riconoscimento al bagaglio di cultura tecnica e di esperienza di cui sono depositari i nostri studi professionali e che va salvaguardato, mantenuto e tramandato.  Ma siccome “&#8230; <em>Al tirocinante dovrà essere corrisposto un equo compenso di natura indennitaria, commisurato al suo concreto apporto</em>. &#8230;”, viene naturale chiedersi quanti e quali studi professionali, oggi, sono in grado di dare (o avrebbero voglia di dare) un equo compenso ad un tirocinante (che andrà anche assicurato) per tre anni, sobbarcandosi gli oneri di trasferirgli un adeguato bagaglio conoscenze, evitando di “schiavizzarlo” destinandolo anche a incombenze e servizi che nulla hanno a che fare con l’ingegneria o l’architettura; questo considerando anche che, per almeno un anno, il tirocinante sarà del tutto improduttivo e che, molto probabilmente, dopo il tirocinio egli lascerà lo studio per diventarne un nuovo concorrente. Intendiamoci, sono fermamente convinto che è nostro compito partecipare alla formazione dei giovani colleghi, ma ciò non può avvenire totalmente a nostro carico, specialmente in un momento di grave crisi come quello attuale; la nostra categoria, a differenza di tante altre, non ha mai avuto concreti sostegni da parte dello Stato (che ha aiutato tutti, dalla Fiat ai Forestali), ma è sempre stata orgogliosamente (o forse ottusamente) silenziosa, provvedendo a se stessa, nei momenti buoni e in quelli cattivi, soggiogati da un livello di imposizione fiscale insostenibile, privati in maniera pesante delle commesse pubbliche a favore dei dipendenti della pubbliche amministrazioni, passando per evasori e per privilegiati, anche quando, di fatto, la gran parte di noi lavora da anni in condizioni di continuo e costante precariato, tutto questo senza mai incatenarsi ai cancelli delle Istituzioni, bloccare autostrade o ferrovie, interrompere servizi o urlare nelle piazze: sarebbe auspicabile che, finalmente, nel darci il giusto ruolo quali soggetti fondamentali nel completamento del percorso formativo di chi si avvia alla professione, ci venisse riconosciuto anche un supporto concreto (sia esso fiscale, economico, in termini di commesse o altro) e si favorisse, con adeguati incentivi, la permanenza, a fine tirocinio, dei giovani colleghi nello studio, contribuendo quindi a rafforzarne la struttura e, in definitiva, ad aumentarne la dimensione, senza crearne di nuovi e più piccoli,  cominciando così a far fronte ad una delle principali debolezze delle nostre realtà professionali, che è appunto la loro piccola dimensione. Sarebbe altresì auspicabile che la convenzione quadro, prevista dalla legge, sia stipulata non <em>fra i Consigli Nazionali e il Ministero dell&#8217;Istruzione, Università e Ricerca</em>, come recita appunto la legge, ma fra le Associazioni di Categoria (Sindacati delle Libere Professioni) e il succitato Ministero. Diversamente da tutto ciò l’obbligo del tirocinio si trasformerà, nonostante i buoni propositi, in un concreto ostacolo all’accesso alla professione, proprio per una categoria, come quella degli ingegneri ed architetti, che non ne ha mai apposto alcuno.</p>
<p>E che dire sull’abrogazione delle tariffe professionali minime? Nella lettera <em>d)</em> comma 5 art. 3 della Legge 14/09/2011 c’era ancora, per fortuna, un timido richiamo alle tariffe professionali, che restavano il riferimento per la determinazione del compenso spettante al professionista: l’art. 10 della recentissima Legge 12/11/2011 n. 183 (comma 12), ha definitivamente cassato tale richiamo liberalizzando totalmente i compensi dovuti ai professionisti.</p>
<p>Però, di contro, siamo obbligati a tutelare il cliente stipulando idonea assicurazione per i rischi derivanti dall&#8217;esercizio dell&#8217;attività&#8217; professionale (punto <em>e)</em> comma 5 art. 3 della Legge 14/09/2011), il nuovo regolamento del codice dei contratti pubblici (D.P.R. 207/2010) aumenta ulteriormente le già rilevanti responsabilità ed impegno nella redazione dei progetti per gli Enti Pubblici, l’obbligo dell’aggiornamento e della formazione continua è ormai sancito per legge, Inarcassa aumenta notevolmente i contributi previdenziali, tanto per citare le cose più recenti, ma l’elenco potrebbe continuare ancora.</p>
<p>Tuttavia, per come è formulata la lettera <em>d)</em> del comma 5 art. 3 della Legge 14/09/2011 n.148 così come modificata dal comma 12 della Legge 12/11/2011 n. 183, sembrerebbe che, quando il committente è un ente pubblico si ritornino ad applicare le tariffe, infatti, la legge emendata recita: “ &#8230; <em>d) il compenso spettante al professionista è pattuito per iscritto all&#8217;atto del conferimento dell&#8217;incarico professionale. Il professionista è tenuto, nel rispetto del principio di trasparenza, a rendere noto al cliente il livello della complessità dell&#8217; incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell&#8217; incarico. In caso di mancata determinazione consensuale del compenso, <strong>quando il committente è un ente pubblico</strong>, in caso di liquidazione giudiziale dei compensi, ovvero nei casi in cui la prestazione professionale è resa nell&#8217;interesse dei terzi<strong> si applicano le tariffe professionali stabilite con decreto dal Ministro della Giustizia</strong></em> &#8230;”. Al netto di possibili diverse interpretazioni, rimane il dubbio circa il perché non sia stato lasciato il testo nella sua formulazione originale, che prevedeva in generale il riferimento alle tariffe, ne si comprende perché ci si debba attenere alla tariffa per l’ente pubblico e non per il committente privato.</p>
<p>Dopo il varo della Legge 14/09/2011 n. 148 e della Legge 12/11/2011 n. 183 gli ordini professionali, ben lungi dall’essere abrogati, escono rafforzati in quanto oltre ai compiti istituzionali usuali, saranno investiti dalla regolamentazione e gestione della formazione continua, del tirocinio e avranno nuove emanazioni territoriali destinate alle questioni disciplinari, infatti la lettera <em>f)</em> comma 5 art. 3 della Legge 14/09/2011 recita: “&#8230; <em>gli ordinamenti professionali dovranno prevedere l&#8217;istituzione di organi a livello territoriale, diversi da quelli aventi funzioni amministrative, ai quali sono specificamente affidate l&#8217;istruzione e la decisione delle questioni disciplinari e di un organo nazionale di disciplina.</em> &#8230; “.</p>
<p>Nessun cenno ai Sindacati delle libere professioni.</p>
<p>E’ singolare come in un momento in cui la categoria delle professioni liberali avrebbe bisogno di un sostanzioso sostegno, si promulga una legislazione che di fatto introduce solo nuovi obblighi e nuove sanzioni e che appare totalmente sbilanciata a favore della committenza senza minimamente preoccuparsi della reale situazione dei liberi professionisti e della sostenibilità della loro attività; è altresì sconcertante come, soltanto con un unico articolo e parte di un comma di un altro, si mettano in unico calderone professioni le più disparate: ingegneri, architetti, notai, farmacisti, commercialisti, avvocati, periti, maghi, chiromanti ecc., salvaguardando solo le professioni sanitarie.</p>
<p>Cenno a parte andrebbe fatto sui commi da 3 a 10 dell’art. 10 della Legge 12/11/2011 n. 183, riguardanti le società tra professionisti. Il comma 4 prevede che nelle società tra professionisti sono ammessi in qualità di soci, oltre ai professionisti iscritti ad ordini, albi e collegi, anche in differenti sezioni, nonché dei cittadini degli Stati membri dell&#8217;Unione europea, purché in possesso del titolo di studio abilitante, anche <em>soggetti non professionisti soltanto per prestazioni tecniche, o per finalità di investimento</em>: tale comma 4 è di portata notevole, infatti esso introduce la possibilità di far entrare il capitale nelle società tra professionisti.</p>
<p>Ora, considerato che probabilmente la maggiore debolezza dei nostri studi professionali è proprio la loro piccola dimensione, l’avvento del capitale potrebbe fornire quella forza propulsiva mancante necessaria per farli crescere, creare maggiori opportunità di lavoro e aumentare l’occupazione. Potrebbe quindi nascere un connubio positivo tra i padroni del vapore e i padroni del sapere, purché i primi non abbiano posizione dominante e i secondi mantengano la più ampia indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnica; questo può avvenire soltanto mettendo su un piano superiore il valore del sapere rispetto a quello del danaro, ovvero, più pragmaticamente, imponendo che la maggioranza delle quote societarie sia sempre e comunque in mano ai soci professionisti e rimanga esclusivamente a questi la gestione delle scelte tecniche, progettuali e su tutto quello che afferisce all’esercizio della professione. Anche la possibilità di costituire società che operano in attività professionali diverse, prevista dal comma 8, può essere una nuova opportunità per la crescita degli studi.</p>
<p>Considerata la gravità dell’attuale congiuntura economica non penso ci si possa aspettare nulla dal presente governo Monti, in ben altre faccende affaccendato, ma la Legge 14/09/2011 n. 148 impone che gli ordinamenti professionali dovranno essere riformati entro 12 mesi per recepire i principi da essa dettati: facciamo si che gli ingegneri e architetti liberi professionisti non rimangano alla finestra  ma siano pienamente partecipi di tale riforma, ricordando che la stabilità è assicurata solo quando le azioni agenti sono equilibrate da quelle resistenti.</p>
<p align="right">Adriano Butera</p>
<p align="right">(INARSIND CZ)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ampia partecipazione al VI Congresso Inarsind. Anche quest’anno la mozione conclusiva approvata all’unanimità</title>
		<link>http://www.inarsind.org/blog/2011/11/25/ampia-partecipazione-al-vi-congresso-inarsind-anche-quest%e2%80%99anno-la-mozione-conclusiva-approvata-all%e2%80%99unanimita/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 13:51:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si è svolto a Milano lo scorso 5 Ottobre il VI° congresso di Inarsind  che quest’anno ha avuto come  tema principale  la  “Qualità, dignità e sostenibilità della prestazione professionale – a cinque anni dalla liberalizzazione delle tariffe” Fino allo scorso anno  il Congresso  della nostra Associazione  è stato un evento “chiuso” rivolto in pratica ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è svolto a Milano lo scorso 5 Ottobre il VI° congresso di Inarsind  che quest’anno ha avuto come  tema principale  la  “Qualità, dignità e sostenibilità della prestazione professionale – a cinque anni dalla liberalizzazione delle tariffe”</p>
<p>Fino allo scorso anno  il Congresso  della nostra Associazione  è stato un evento “chiuso” rivolto in pratica ai soli iscritti  ma quest’anno, per la prima volta,   il Comitato Nazionale ha voluto aprire i lavori anche ai non iscritti scegliendo di tornare a Milano (dove si era tenuto un precedente congresso nel  2006) e programmando i propri lavori all’interno di un luogo aperto per eccellenza: una fiera e più esattamente il MADE EXPO. Questo perché in un momento così critico,   in cui le libere professioni vivono un clima di grandi incertezze, il Sindacato ritiene  sia un dovere per tutti i professionisti tecnici  prendere coscienza e fare sentire la propria voce  cercando di sensibilizzate tutte le parti in gioco: politici, media, autorità di vigilanza, associazioni, etc.</p>
<p>Il tema principale prescelto è stato ritenuto di grande interesse dagli Architetti e gli Ingegneri liberi professionisti  che,  in questi ultimi anni,  si sono trovati ad affrontare in contemporanea sia la crisi economica che  gli effetti di una concorrenza assurda che  ha messo in ginocchio la categoria con cali di fatturati a dir poco  allarmanti.<br />
In base a queste considerazione lnarsind,   trascorsi ormai 5 anni dalla famosa “lenzuolata di liberizzazioni”,  ha ritenuto  giunto il momento di  tentare  un sereno  bilancio  valutando quali sono stati gli impatti reali di questa apparente deregulation sui professionisti tecnici  e sulla collettività.<br />
I lavori concentrati in una sola giornata hanno concluso che  l’introduzione di ribassi senza regole  ha  influito, in questi anni, in maniera significativa sulla qualità della progettazione, della direzione dei lavori e su quella delle opere realizzate, aumentando di fatto il contenzioso nella conduzione delle opere sia pubbliche che private. L’uditorio ha rilevato la necessità do inquadrare le prestazioni  professionali tecniche, nel complesso del processo costruttivo, per far comprendere l’importanza e l’impatto di una giusta remunerazione  sulla qualità e sui costi delle opere da realizzare.  Oltre alle usuali relazioni durante il congresso si è tenuta una interessante tavola rotonda, moderata dall’editorialista del Corriere della Sera Dott. Dario Di Vico a cui hanno partecipato i  responsabili politici dei principali partiti italiani nonché, in rappresentanza  dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture,  il Dirigente  Generale Ing. Filippo Romano. La tavola rotonda è stata seguita da un vivace dibattito in cui iscritti e non hanno messo in risalto il disagio della categoria fornendo interessanti spunti di azione e riflessione.<br />
Il giorno successivo si è poi tenuta l’Assemblea straordinaria che all’unanimità, ha votato una mozione  in cui gli iscritti INARSIND chiedono:<br />
1. che nell’ambito della riforma delle professioni, da formalizzare entro il prossimo anno, venga rafforzato il ruolo di rappresentanza sindacale a difesa degli interessi dei Liberi Professionisti  lasciando agli Ordini la funzione di garanti dell’attività professionale nei confronti della collettività;<br />
2. che la riforma delle professioni preveda ed espliciti il riconoscimento del ruolo sociale degli Architetti e degli Ingegneri Liberi Professionisti;<br />
3. una riforma del welfare che preveda il supporto alle libere professioni al pari di altre organizzazioni economiche e favorisca un ingresso qualificato dei giovani nella libera professione indicandone esplicitamente le fonti di finanziamento;</p>
<p>4. nuove norme atte a sostenere l’aggregazione delle strutture professionali individuali ed ad eliminare ogni sperequazione fiscale che penalizza i Liberi Professionisti rispetto ad altri soggetti economici che intervengono nell’ambito delle attività tecnico professionali;<br />
5. che Inarcassa interrompa con immediatezza il progetto di Fondazione, così come attualmente strutturato, destinando le somme previste ad effettive attività di promozione e sviluppo dell&#8217;esercizio della libera professione dei propri associati, destinando la totalità delle somme impegnate ai giovani iscritti secondo quanto prescritto al punto 3.5 dello Statuto.<br />
L’Assemblea  ha inoltre  impegnato il Comitato Nazionale  affinché si attivi con immediatezza per trattare le tariffe di riferimento direttamente con le Associazioni dei consumatori per i lavori di modesta entità, con le Associazioni dei Costruttori e degli Industriali per i lavori privati di maggiore importanza e con L’Autorità per la Vigilanza sui contratti pubblici di lavori, Servizi e Forniture (AVCP) per i lavori pubblici.</p>
<p><a href="http://www.inarsind.org/wp-content/uploads/2011/11/Mozione-VI-Congresso-Definitiva.pdf" target="_blank"><strong>Scarica il testo completo della mozione </strong></a>(PDF 257Kb)</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>VERIFICA DEL PROGETTO – D.P.R. 207/2010</title>
		<link>http://www.inarsind.org/blog/2011/11/22/verifica-del-progetto-%e2%80%93-d-p-r-2072010/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 16:22:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.inarsind.org/?p=1685</guid>
		<description><![CDATA[Controllo Qualità, Certificazione e Accreditamento Lo scorso 21 ottobre si è tenuto presso il Centro Congressi Cavour di Roma, il Convegno su “La Verifica del Progetto &#8211; D.P.R. 207/2010”, con grande partecipazione di Tecnici Liberi professionisti, Architetti, Ingegneri, Geometri e Periti, Responsabili del procedimento e Dirigenti e Funzionari tecnici della PP.AA. Nel corso dell’evento, organizzato da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center"><strong><em>Controllo Qualità, Certificazione e Accreditamento</em></strong></p>
<p>Lo scorso 21 ottobre si è tenuto presso il Centro Congressi Cavour di Roma, il Convegno su “La Verifica del Progetto &#8211; D.P.R. 207/2010”, con grande partecipazione di Tecnici Liberi professionisti, Architetti, Ingegneri, Geometri e Periti, Responsabili del procedimento e Dirigenti e Funzionari tecnici della PP.AA.</p>
<p>Nel corso dell’evento, organizzato da INARSIND e NQA con il supporto di importanti patrocini, hanno dato il loro importante contributo: l’<strong>Ing. Salvo Garofalo </strong>Presidente Inarsind, l’<strong>Ing. Giusi Cannata </strong>Direttore NQA Italia, l’<strong>On. Malcotti </strong> Assessore LLPP Regione Lazio, l’<strong>Ing. Ramunno </strong>Funzionario pubblico, l’<strong>Ing. Passaro </strong>Responsabile training NQA Italia, l’<strong>Ing. Maurizio Wiesel </strong>Coordinatore Commissione Lavori Pubblici Inarsind, l’<strong>Ing. Francesco Galluccio </strong>Presidente Confedertecnica,<strong> </strong>l’<strong>Arch. Pistolesi </strong>Vice Presidente Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma,<strong> </strong>l’ <strong>Ing. Averardi </strong>Direttore Centrale Progettazione ANAS, e tutti i partecipanti che sono intervenuti al dibattito.</p>
<p>Le diverse tematiche trattate sono state di assoluta attualità e di grande interesse, in quanto si sono prese in esame le novità introdotte dal D.P.R. 207/2010 che sancisce l&#8217;obbligatorietà della verifica dei progetti prima della loro validazione da parte del responsabile del procedimento.</p>
<p>E’ stato esposto il quadro di riferimento nazionale ed internazionale evidenziando l’utilità, per una verifica controllata di un progetto di qualità, di incrociare le modalità operative della struttura tecnica con l’approccio sistematico tipico dei sistemi di gestione.</p>
<p>Le attività di verifica sono regolate dall’art. 47 (<strong><em>strutture tecniche interne alla stazione appaltante</em></strong>) e dall’art. 48 (<strong><em>strutture tecniche esterne alla stazione appaltante</em></strong>) del D.P.R. 207/2010; in riferimento alla tipologia ed all’importo del progetto da verificare, devono possedersi requisiti di affidabilità (<strong>accreditamenti,</strong><strong><em> </em></strong><strong>certificazioni o sistemi di controllo</strong>) in conformità a norme internazionali (<strong>UNI CEI EN ISO 17020, UNI EN ISO 9001</strong>).</p>
<p><strong>NQA </strong>si propone sul mercato italiano come<strong> Ente formatore e certificatore </strong>di <strong>strutture tecniche </strong>che hanno<strong> un sistema di gestione controllato </strong>per le attività di<strong> verifica del progetto.</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>Di seguito disponibili per il download  l’intervento dell’Ing. Cannata, dell’Ing. Passaro, dell’Ing. Ramunno </strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.inarsind.org/wp-content/uploads/2011/11/strutture-tecniche-verifica-progetti_Cannata.pdf" target="_blank"><strong>Strutture tecniche di verifica dei progetti</strong> [pdf 1.338 kb]</a><br />
<em>Certificazione ISO 9001 e Accreditamento – Ing. Cannata</em></li>
<li><a href="http://www.inarsind.org/wp-content/uploads/2011/11/sistema-interno-di-controllo-qualita_Passaro.pdf" target="_blank"><strong>Sistema interno di controllo della qualità</strong> [pdf 3.156 kb]</a><br />
<em>Dalla formazione alla certificazione – Ing. Passaro</em></li>
<li><a href="http://www.inarsind.org/wp-content/uploads/2011/11/validazione-della-progettazione_-Ramunno.pdf" target="_blank"><strong>La validazione della progettazione</strong> [pdf 2.197 bb]</a><br />
<em>Criteri di verifica e strumenti di controllo – Ing. Ramunno</em></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.inarsind.org/wp-content/uploads/2011/11/DSC_0051.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1689" title="DSC_0051" src="http://www.inarsind.org/wp-content/uploads/2011/11/DSC_0051-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Frane e alluvioni: Era gia&#8217; tutto previsto?</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 09:19:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla Natura si comanda solo ubbidendole. Quest&#8217;aforisma, di Francesco Bacone, segna il cardine della Tecnica. Contemporaneo di Galileo Galilei, come il Nostro Pisano sta alla Scienza, così il britannico Francis Bacon sta alla Tecnica. E poiché unica è la legge logica del Creato che la Scienza ha, da Galilei in avanti, come argomento di scoperta, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla Natura si comanda solo ubbidendole. Quest&#8217;aforisma, di Francesco Bacone, segna il cardine della Tecnica. Contemporaneo di Galileo Galilei, come il Nostro Pisano sta alla Scienza, così il britannico Francis Bacon sta alla Tecnica. E poiché unica è la legge logica del Creato che la Scienza ha, da Galilei in avanti, come argomento di scoperta, così per la Tecnica, intesa come applicazione pratica della scoperta scientifica, unico è il modo di obbedire alla Natura per poter &#8220;comandare&#8221; alla Natura, cioè utilizzare la Natura per il miglior sviluppo dell&#8217;uomo. Sviluppo, dunque, e non profitto.</p>
<p>Da qui nasce la nobiltà della professione tecnica, che trovò e continua a trovare un ostacolo culturale per essere adottata, nella cultura generale, per quello che è e non per usarla a fini persi dal suo proprio, che è, ribadisco, di comandare alla Natura ubbidendole. Ciò è avvenuto perché, indipendentemente dalle loro volontà, questi due Grandi della Storia del pensiero scientifico furono contemporanei di quella rivoluzione culturale che nell&#8217;Europa imperversò al loro tempo: la Riforma e la Controriforma.</p>
<p>Il caso volle che uno, Galilei, nascesse e vivesse in una parte dell&#8217;Europa in cui prevalse la Controriforma e che l&#8217;altro, nascesse e vivesse nella parte dell&#8217;Europa dove si affermò la Riforma. La Tecnica fu così temuta, pur impropriamente, come conseguenza della Riforma. Ma Scienza e Tecnica rappresentano due facce della stessa attività del pensiero umano per conoscere e sviluppare il mondo in cui l&#8217;uomo vive. Infatti, entrambi, mettono al centro l&#8217;uomo come un fine e non come un mezzo.</p>
<p>Una triste riprova di come l&#8217;abbandono del mettere al centro della nostra attività l&#8217;uomo, inteso come il fine e non il mezzo, è rappresentato, per noi Italiani, da una data: il 4 novembre.<br />
Il 4 novembre, per quelli della mia generazione, è una data che rappresentava un giorno di festa. Era la festa della Vittoria e delle Forze Armate, in memoria ed in rispetto dei lutti che portarono a quel 4 novembre 1918, giorno della vittoria anche italica della Prima Guerra Mondiale.</p>
<p>Era, dunque, un giorno di festa quella mattina del 4 novembre 1966, in cui si concretizzò l&#8217;alluvione di Firenze. In casa, per la verità, si concretizzò qualche ora prima, durante le prime ore di quel giorno, per la funzione di pubblico servizio svolta allora dal mio babbo. Erano le due della notte quando squillò il telefono. Il mio babbo rispose e seppe che la sottostazione elettrica di Varlungo era stata tolta di servizio perché l&#8217;acqua dell&#8217;Arno aveva quasi raggiunto l&#8217;altezza dei passanti dei trasformatori.</p>
<p>Frase sibillina per i più, ma che tradotta in parole più accessibili significava che al Nordest della Città (Varlungo è la zona che per prima l&#8217;Arno incontra nell&#8217;attraversare Firenze) l&#8217;Arno era ormai esondato. E che si trattasse di una cosa eccezionale lo si deduceva dal particolare riferito ai trasformatori: voleva dire che c&#8217;erano almeno due metri d&#8217;acqua rispetto al piano di campagna. La famiglia si riunì intorno al mio babbo che si vestiva per andare a svolgere il suo lavoro di mettere in sicurezza gli impianti di distribuzione dell&#8217;<a href="http://www.tecnici.it/rubriche/tag/energia+elettrica">energia elettrica</a>. Uscì di casa. Lo avremmo rivisto quasi 24 ore dopo, ma sano e salvo.</p>
<p>Come sani e salvi furono quasi tutti i fiorentini, pur alluvionati. Si contarono, purtroppo, 34 morti, che son sempre tanti, ma che appaiono un numero contenuto in riferimento alle dimensioni della catastrofe, basti pensare che molta parte di Firenze fu alluvionata fino al secondo piano delle abitazioni.<br />
Non era un giorno di festa il 4 novembre 2011. Un&#8217;ideologica avversione antimilitarista, unita ad un presunto efficientismo imitativo, nella logica del fare come fanno gli altri, ha portato a che il 4 novembre 2011, anche a Genova non fosse un giorno di festa. E si è vista la differenza, purtroppo.</p>
<p>Un evento alluvionale molto più contenuto di quello del 1966 ha registrato 6 vittime, che si vanno ad aggiungere a quelle oltre dieci che la settimana prima il territorio di La Spezia e della Lunigiana avevano subito. Tanto per ristabilire le grandezze, la portata d&#8217;acqua dell&#8217;alluvione del &#8217;66 fu di poco inferiore a 5.000 mc/sec: cinquemilametricubialsecondo, cioè 5.000.000 di bottiglie da un litro al secondo. Effetto in perdite umane: 34 morti. Alluvione di Genova, ricordiamoci, di un&#8217;alluvione che ha investito una parte della città di Genova, non tutta Genova, ha avuto come effetto di perdite umane: 6 morti.</p>
<p>Eccezionalità dell&#8217;evento, così si sono espressi i mezzi di comunicazione, dimentichi che in idrologia un evento è da considerare eccezionale se il tempo statistico dell&#8217;evento è superiore a 500 anni. Nel 1970, solo 41 anni fa, lì nello stesso posto del 4 novembre 2011 si era verificato lo stesso tipo di evento. Altro che eccezionalità. Un evento che si verifica con una frequenza inferiore a 50 anni deve essere considerato ordinario. E con tale consapevolezza ciascuno, per quanto gli compete, dovrebbe comportarsi di conseguenza. Ed invece cosa accade in confronto?</p>
<p>È evidente che ci sono state negligenze, sottovalutazioni ed incompetenze. Sia chiaro, qui non ci si vuol sostituire alla funzione della Magistratura, la quale ha come scopo di accertare il comportamento dei singoli in rapporto alle leggi. Qui si vuole richiamare l&#8217;attenzione di tutti sul fatto semplice e grande nello stesso tempo per cui bastano le parole di Primo Levi: la competenza non ha surrogati.<br />
In nome di un profitto, che non provoca sviluppo ma lutti e disastri, come se la presenza antropica sul Territorio (in barba ad un dettato costituzionale di cui molti parlano ma di cui pochi praticano) fosse un disturbante accessorio, si è lasciato che incompetenti si appropriassero di un ruolo di tutela che i fatti affermano non esserci o esserci in misura non accettabile.</p>
<p>Sembra che le troppe norme fin qui varate si siano dimostrate utili per la burocrazia e poco per il Territorio. La parola &#8220;Territorio&#8221; con l&#8217;iniziale maiuscola è il termine burocratico con cui si vuole indicare qualcosa di ben complesso ed importante: uomini, donne, bambini che abitano, vivono, lavorano, producono, sognano immersi in un ambiente fatto di flora e fauna, di acqua, di terra di sostanze con cui l&#8217;esperienza millenaria ha insegnato a vivere e convivere, compresi gli agenti atmosferici. E gli Enti amministrativi territoriali dei Comuni e della Regione non hanno nessun ruolo in questa tutela del territorio?</p>
<p>Certo, Aulla, Borghetto o Monterosso non sono stati costruiti negli ultimi tempi. Ma le case spazzate via o certi edifici, perfino pubblici, chiaramente costruiti sulla golena dei fiumi sono cose della gestione degli ultimi decenni. Quindi, in discussione, deve essere messo il sistema legislativo che privilegia la burocrazia, le norme incomprensibili e i convegni in cui i funzionari regionali &#8220;spiegano&#8221; le leggi ai tecnici liberi professionisti, quest&#8217;ultimi nel ruolo di pubblico servizio di interfaccia tra il generico ed inesperto cittadino e la Pubblica Amministrazione.</p>
<p>Di sicuro, quando la legge è complicata, tanto che va spiegata, serve alla burocrazia e non al Territorio. Le leggi contro il Rischio Idraulico ci sono, ma non sono state rispettate. Possiamo dare la colpa ai singoli ma ciò non spiega quello che è successo. La Regione deve utilizzare le risorse umane e legislative privilegiando l&#8217;efficacia per il Territorio ed eliminando la ormai sterminata burocrazia che distrugge l&#8217;efficacia delle leggi. La logica del lavoro dipendente dei tecnici comunali è il naturale corollario di questa situazione. Perciò come ingegneri e <a href="http://www.tecnici.it/rubriche/tag/architetti+liberi">architetti liberi</a> professionisti, noi denunciamo, per ora inutilmente, il fatto che:</p>
<ul>
<li>i tecnici comunali non hanno saputo, evidentemente, conseguire il risultato primo della loro ragion d&#8217;essere;</li>
<li>le provincie (quando hanno avuto deleghe nella gestione del territorio) sono state elemento di intralcio burocratico e non hanno saputo controllare gli abusi;</li>
<li>le regioni (in queste circostanze Liguria e Toscana) sono naufragate nella burocrazia [1]</li>
</ul>
<p>Un esempio tra i tanti che si possono, purtroppo, raccogliere dal Territorio. La progettata stazione dell&#8217;Alta Velocità sotterranea di Firenze sostituirà, nel traffico nazionale, l&#8217;attuale stazione di S. Maria Novella. Quando nel 1935 si decise di realizzare quest&#8217;ultima, la quota di costruzione fu determinata, come ovvio, dalla quota dei binari. Tra i vincoli di quella quota stava anche che l&#8217;infrastruttura dovesse essere indenne in caso di alluvione. E l&#8217;esperienza del &#8217;66 ha dimostrato tutta la correttezza della prescrizione ben osservata.</p>
<p>Ora si realizza la nuova stazione, che sarà realizzata a una quota ben inferiore a quella del letto dell&#8217;Arno, spendendo oltre un miliardo di euro di pubblico denaro. Senza però avere speso prima i circa 200 milioni di euro che avrebbero risolto la sicurezza contro la piena duecentennale (senza parlare degli 1,5 miliardi di euro necessari per la messa in sicurezza dalla piena cinquecentennale).</p>
<p>Non è un capriccio del destino, ma tutte le notazioni storiche ci raccontano che tra gli ultimi giorni di Ottobre ed i primi di Novembre si registrano condizioni di clima che costruiscono una forte depressione in una zona del mar Ligure che interessa dal litorale di Ponente della Liguria alla costa della Maremma Toscana. La zona che viene colpita dipende dall&#8217;effettiva direzione locale dei venti: se prevale il libeccio deve temere più la Toscana e un po&#8217; meno la Liguria, se prevale lo scirocco temerà di più la Liguria, e un po&#8217; meno la Toscana.</p>
<p>Il 4 novembre 2011 è prevalso lo scirocco. Il fatto che i venti non rispettino il politicamente corretto è un fatto deprecabile quanto si vuole, ma non si tirino fuori baggianate come le variazioni climatiche e altre dello stesso tenore. La verità è assai più semplice e più tragica: in nome di una finta uguaglianza di progresso (e non di sviluppo!) si sono uguagliate le incompetenze.</p>
<p>Tacciano, dunque, tacciano, quelli che sostengono di poter conseguire una conoscenza filosofica senza aver nozione della pina matematica. E chi mai oserà negare che con la sola guida della matematica si riesce a discernere il vero dal falso, e che col suo aiuto si amplifica l&#8217;acutezza dell&#8217;ingegno, e, infine, che, seguendola, è possibile percepire e comprendere tutto ciò che di vero si conosce tra i mortali?[2]</p>
<p>di Pietro Berna*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[1] Da un contributo del Dott. Arch. Alessandro Cinelli – Presidente INARSIND AREZZO</p>
<p>[2] <em>Sileant, profecto, sileant, qui philosophiam consequi posse autumant absque pinae mathematicae cognizione. Ecquis unquam negabit, hac sola duce verum a falso dignosci posse, huius auxilio ingenii acumen excitari, hac denique duce quicquid inter mortales vere scitur percipi et intelligi posse?</em><br />
[Galileo Galilei Opere, I p.401]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img src="http://exmedia.teknoring.it/immagini/il_punto/grafico.jpg" alt="" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>* Dott. Ing. Pietro Berna, Libero Professionista – Componente CN INARSIND già componente della Commissione Speciale VIA per le Grandi Opere Strategiche e già consulente dell&#8217;Autorità di Bacino dell&#8217;Arno</p>
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